martedì 31 gennaio 2012

Verso la conclusione... verso il Laos.


Il risveglio è drammatico, alle 5 di mattina inizia una nenia assordante, perforante, resa massacrante dall’orario improponibile.                                           
Si sposano, qui capita che si sposino tra le 4 e le 5 di mattina (è anche da capire che il popolo cambodiano ha la pessima abitudine di inizare la propria giornata intorno le 5/5,30). Polly apre gli occhi. Sbarrati, le inizia in questo momento, anche se è da un paio di giorni che si sente poco bene tra raffreddori fortissimi e mal di gola, un pulsante mal d’orecchio che le distruggerà la giornata. Far svegliare Polly prima delle dieci è  come versare olio bollente su una persona qualsiasi, non avrà una bella giornata... Polly è una persona fantastica, ma la dovete far dormire abbondantemente e mangiare regolarmente, altrimenti diventa peggio dei lavori in casa, più irritante di un cd rovinato che emette musica a tratti. Non è comunque colpa sua esser svegliata a quest’ora. Quest’ora è disumana. Più tardi un antidolorifico farà il suo effetto.

Il bus per Kratie si farà attendere quasi due ore, ma è abbastanza normale in Cambodia, meno di mezz’ora di ritardo è teoricamente impossibile, più generalmente si accumula quell’oretta di ritardo durante il viaggio. Ci si fa l’abitudine, non sono questi i problemi, profondi, di questo paese, che sì è in ripresa dopo il vero inferno, ma se non si cambia mentalità in alcune cose, non credo potrà fare grandi passi avanti.
Kratie è una cittadina, un grande villaggio, molto tranquillo dove si può riposare bene, fare passeggiate lungo il Mekong o andare a vedere gli ormai rari delfini d’acqua dolce, pochi chilometri più a nord, dieci minuti di tuk tuk più nove dollari a persona (costosissimo per la Cambodia) per una mezz’oretta in barca vicino ai delfini, che vedremo, ma come spettacolo è poco esaltante, vista forse la loro timidezza o comunque reticenza a mostrarsi a chi è venuto a trovarli.  Siamo “ospiti” nella guest house di: Un australiano che era innamorato del Laos, poi ha conosciuto la Cambodia e ha deciso di prendere moglie, figliare e comprare (dieci giorni fa) questa piccola guest house, carina, economica, abbastanza pulita e dove si può bere alcool non travasato. Jon, “senzacca”, era un tatuatore e riprenderà l’attività qui nella guest house, dopo che arriverà una decente macchinetta dalla Cina, visto che questa presa in Cambodia si è rotta dopo pochi minuti.
Lasciamo Jon, e il simpatico Pier, cambogiano tuttofare per l’ultima tappa prima del Laos, Stung Treng. L’attesa questa volta è d isolo mezz’oretta, promette bene, ma siamo in Cambodia… 
Dopo quasi due ore di viaggio e una puzza di frizione bruciata o altro che non se ne poteva più il bus semplicemente rallenta e poi si ferma, manco a dirlo, in mezzo al nulla. C’è una capannina poco più in la con un tizio che taglia legnetti e li lascia tutti ordinati in mezzo alla strada, non riesco a farmi spiegare il perché. La prendiamo con estrema filosofia, un po’ tutti, nessuno si lamenta, d’altronde loro sono cambogiani, noi viaggiatori, è una cosa che si sa, a questa latitudini capita. Capisco immediatamente, e non per perizia meccanica, ma perché pare ovvio, che l’autobus non si muoverà più. Vedi loro però indaffarati per un ora a versare acqua da una parte e un’altra ora a fare telefonate e provare a smontare qua e la: Dietro, sotto, davanti e perfino da dentro. Capendo l’antifona è una mezz’oretta che provo a fermare con l’autostop alcuni mezzi che arrivano, con poca fortuna, tra l’ilarità degli altri pochi viaggiatori e la scazzatura di Polly. E’ EVIDENTE che se non si fa qualcosa passeremo la notte, non al freddo, ma sull’autobus, sporco, stretto, senz’acqua e senza cibo. C’è pure la partita, che vista la situazione interet in questa parte del mondo, vedrò a pezzetti e ascolterò solo in parte.
Fantastico, un piccolo bus a cui sono rimasti tre posti liberi si ferma. Per inciso, sono io a farlo fermare, va proprio a Stung Treng, che anche se uno degli “addetti” al viaggio sul bus rotto dice essere ancora a due ore, non mancheranno più di una trentina di minuti...
Prima ridevano, ora provano a salire sul MIO piccolo bus, invito Polly a prendere di corsa la roba sull’autobus rotto, io carico i due grandi zaini e vado verso la mia salvezza, che è già attorniata dagli altri. Un cambogiano chiede di non prendere noi, ma gli altri concittadini, gli altri tre viaggiatori svizzeri son li cercando di salire: Guardo l’autista, lui mi fa semplicemente sì con la testa, saliamo noi, uno perché lui preferisce prendere turisti, perché pagano, due perché sono io che li ho fermati, tre perché Polly è bella da vedere ed è sempre meglio della supercicciona avanti con gli anni che prima rideva e ora è speranzosa.
Saliamo noi e un tedesco. Venti minuti e siamo a destinazione, alla faccia delle due ore.
La destinazione non è un granché, Stung Tregn fa piuttosto schifo, sono sincero, è un villaggio/mercato sulle rive del Mekong, poco caratteristico e molto sporco, discretamente rumoroso. Ci fermiamo cenare con Volker, il tedesco che si è unito a noi, ci raggiungeranno due ore dopo gli altri due, svizzeri, portandoci come notizia il fatto che tutti gli altri passeranno ufficialmente la notte sull’autobus, ocme avevo preventivato dopo due minuti.
Ci svegliamo con il rumore di una motosega che lavora il legno alle 8 di mattina, poco male visto l’orario in cui abbiamo preso sonno, prima di mezzanotte. Poco male per me, per Polly è la stessa cosa 8 di sera o 4 di mattina, lei prima delle dieci, ma facciamo undici non ci pensa nemmeno a svegliarsi. Incazzata continua fino a che la sega non cessa (alle 9 e 45!!!) e prosegue il sonno.
Si parte subito per il Laos.
La Cambodia è un paese affascinante, non ne ho vista moltissima,  ma quei cinque luoghi che ho visitato sono un ampia panoramica sulla sua popolazione. E’ un paese bello, non splendido, è la gente che fa la differenza: sempre col sorrise, nessuno ti pressa nonostante ti vedano quasi solo come un dollaro che cammina; possiede un ritmo di vita che fa bene alla salute.
Il problema è che è un paese profondamente povero, che da solo non si può rialzare perché praticamente gli sono state amputate quasi due intere generazioni, trent’anni fa.
Aggiungi questo, alla povertà di base e alla totale mancanza di un corretto approccio al lavoro che non sia legato all’agricoltura o alla pesca, ci si rende conto del perché questo è uno dei pochi paesi dove ti puoi fermare senza problemi ottenendo illimitate estensioni del visto, dove puoi lavorare regolarmente, anzi, qualsiasi straniero è i benvenuto: Lavorate, investite, aiutateci, sembra dire il governo. 

MERCATO DI KOMPONG CHAM
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