martedì 31 gennaio 2012

Verso la conclusione... verso il Laos.


Il risveglio è drammatico, alle 5 di mattina inizia una nenia assordante, perforante, resa massacrante dall’orario improponibile.                                           
Si sposano, qui capita che si sposino tra le 4 e le 5 di mattina (è anche da capire che il popolo cambodiano ha la pessima abitudine di inizare la propria giornata intorno le 5/5,30). Polly apre gli occhi. Sbarrati, le inizia in questo momento, anche se è da un paio di giorni che si sente poco bene tra raffreddori fortissimi e mal di gola, un pulsante mal d’orecchio che le distruggerà la giornata. Far svegliare Polly prima delle dieci è  come versare olio bollente su una persona qualsiasi, non avrà una bella giornata... Polly è una persona fantastica, ma la dovete far dormire abbondantemente e mangiare regolarmente, altrimenti diventa peggio dei lavori in casa, più irritante di un cd rovinato che emette musica a tratti. Non è comunque colpa sua esser svegliata a quest’ora. Quest’ora è disumana. Più tardi un antidolorifico farà il suo effetto.

Il bus per Kratie si farà attendere quasi due ore, ma è abbastanza normale in Cambodia, meno di mezz’ora di ritardo è teoricamente impossibile, più generalmente si accumula quell’oretta di ritardo durante il viaggio. Ci si fa l’abitudine, non sono questi i problemi, profondi, di questo paese, che sì è in ripresa dopo il vero inferno, ma se non si cambia mentalità in alcune cose, non credo potrà fare grandi passi avanti.
Kratie è una cittadina, un grande villaggio, molto tranquillo dove si può riposare bene, fare passeggiate lungo il Mekong o andare a vedere gli ormai rari delfini d’acqua dolce, pochi chilometri più a nord, dieci minuti di tuk tuk più nove dollari a persona (costosissimo per la Cambodia) per una mezz’oretta in barca vicino ai delfini, che vedremo, ma come spettacolo è poco esaltante, vista forse la loro timidezza o comunque reticenza a mostrarsi a chi è venuto a trovarli.  Siamo “ospiti” nella guest house di: Un australiano che era innamorato del Laos, poi ha conosciuto la Cambodia e ha deciso di prendere moglie, figliare e comprare (dieci giorni fa) questa piccola guest house, carina, economica, abbastanza pulita e dove si può bere alcool non travasato. Jon, “senzacca”, era un tatuatore e riprenderà l’attività qui nella guest house, dopo che arriverà una decente macchinetta dalla Cina, visto che questa presa in Cambodia si è rotta dopo pochi minuti.
Lasciamo Jon, e il simpatico Pier, cambogiano tuttofare per l’ultima tappa prima del Laos, Stung Treng. L’attesa questa volta è d isolo mezz’oretta, promette bene, ma siamo in Cambodia… 
Dopo quasi due ore di viaggio e una puzza di frizione bruciata o altro che non se ne poteva più il bus semplicemente rallenta e poi si ferma, manco a dirlo, in mezzo al nulla. C’è una capannina poco più in la con un tizio che taglia legnetti e li lascia tutti ordinati in mezzo alla strada, non riesco a farmi spiegare il perché. La prendiamo con estrema filosofia, un po’ tutti, nessuno si lamenta, d’altronde loro sono cambogiani, noi viaggiatori, è una cosa che si sa, a questa latitudini capita. Capisco immediatamente, e non per perizia meccanica, ma perché pare ovvio, che l’autobus non si muoverà più. Vedi loro però indaffarati per un ora a versare acqua da una parte e un’altra ora a fare telefonate e provare a smontare qua e la: Dietro, sotto, davanti e perfino da dentro. Capendo l’antifona è una mezz’oretta che provo a fermare con l’autostop alcuni mezzi che arrivano, con poca fortuna, tra l’ilarità degli altri pochi viaggiatori e la scazzatura di Polly. E’ EVIDENTE che se non si fa qualcosa passeremo la notte, non al freddo, ma sull’autobus, sporco, stretto, senz’acqua e senza cibo. C’è pure la partita, che vista la situazione interet in questa parte del mondo, vedrò a pezzetti e ascolterò solo in parte.
Fantastico, un piccolo bus a cui sono rimasti tre posti liberi si ferma. Per inciso, sono io a farlo fermare, va proprio a Stung Treng, che anche se uno degli “addetti” al viaggio sul bus rotto dice essere ancora a due ore, non mancheranno più di una trentina di minuti...
Prima ridevano, ora provano a salire sul MIO piccolo bus, invito Polly a prendere di corsa la roba sull’autobus rotto, io carico i due grandi zaini e vado verso la mia salvezza, che è già attorniata dagli altri. Un cambogiano chiede di non prendere noi, ma gli altri concittadini, gli altri tre viaggiatori svizzeri son li cercando di salire: Guardo l’autista, lui mi fa semplicemente sì con la testa, saliamo noi, uno perché lui preferisce prendere turisti, perché pagano, due perché sono io che li ho fermati, tre perché Polly è bella da vedere ed è sempre meglio della supercicciona avanti con gli anni che prima rideva e ora è speranzosa.
Saliamo noi e un tedesco. Venti minuti e siamo a destinazione, alla faccia delle due ore.
La destinazione non è un granché, Stung Tregn fa piuttosto schifo, sono sincero, è un villaggio/mercato sulle rive del Mekong, poco caratteristico e molto sporco, discretamente rumoroso. Ci fermiamo cenare con Volker, il tedesco che si è unito a noi, ci raggiungeranno due ore dopo gli altri due, svizzeri, portandoci come notizia il fatto che tutti gli altri passeranno ufficialmente la notte sull’autobus, ocme avevo preventivato dopo due minuti.
Ci svegliamo con il rumore di una motosega che lavora il legno alle 8 di mattina, poco male visto l’orario in cui abbiamo preso sonno, prima di mezzanotte. Poco male per me, per Polly è la stessa cosa 8 di sera o 4 di mattina, lei prima delle dieci, ma facciamo undici non ci pensa nemmeno a svegliarsi. Incazzata continua fino a che la sega non cessa (alle 9 e 45!!!) e prosegue il sonno.
Si parte subito per il Laos.
La Cambodia è un paese affascinante, non ne ho vista moltissima,  ma quei cinque luoghi che ho visitato sono un ampia panoramica sulla sua popolazione. E’ un paese bello, non splendido, è la gente che fa la differenza: sempre col sorrise, nessuno ti pressa nonostante ti vedano quasi solo come un dollaro che cammina; possiede un ritmo di vita che fa bene alla salute.
Il problema è che è un paese profondamente povero, che da solo non si può rialzare perché praticamente gli sono state amputate quasi due intere generazioni, trent’anni fa.
Aggiungi questo, alla povertà di base e alla totale mancanza di un corretto approccio al lavoro che non sia legato all’agricoltura o alla pesca, ci si rende conto del perché questo è uno dei pochi paesi dove ti puoi fermare senza problemi ottenendo illimitate estensioni del visto, dove puoi lavorare regolarmente, anzi, qualsiasi straniero è i benvenuto: Lavorate, investite, aiutateci, sembra dire il governo. 

MERCATO DI KOMPONG CHAM
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lunedì 30 gennaio 2012

Le meraviglie di Angkor


Arrivati a Siem Reap dopo un viaggio di quasi sei ore ci siamo messi ad organizzare subito l’escursione ai meravigliosi templi di Angkor. La stanchezza dopo i viaggi ormai è molto relativa, siamo ultra vaccinati, soprattutto dopo l’esperienza vietnamita.
Contatti internet, qualche telefonata locale, un po’ di ricerca e alla fine decidiamo di fare un giorno intendo ai templi, in bicicletta e partire il giorno dopo per Kratie.
Siem Reap è davvero poco attraente, non bella, non caratteristica, tranne in qualche piccolo angolo, davvero da evitare se non fosse il trampolino d’accesso ad uno dei posti ormai più ambiti da viaggiatori e turisti che si recano in questa parte del mondo. Noi abbiamo scelto involontariamente il momento peggiore, il più affollato, il capodanno cinese, che è anche quello cambogiano.
Arrivare fino ad Angkor Wat, il tempio principale, il più importante e ben messo e ovviamente il più visitato, è stato abbastanza semplice, otto chilometri in bicicletta su una strada perfetta, venti dollari d’ingresso per la giornata ai templi. L’impatto è forte, la struttura domina incontrastata la vista. E’ davvero molto bello, anche se come impressione, come gusto personale ho preferito il tempio di Parambanan, per rimanere in tema hindù (come costruzione, poi nel tempo Angkor Wat divenne un tempio buddhista), meno impressionante, ma più particolare. E’ comunque un qualcosa di stupendo, non c’è che dire. Il giro continua e alla fine posso con fierezza dire di  dover aggiornare la mia lista dei sette posti visitati più belli del mondo. Dopo la aggiornerò.
Forse esistono templi più belli, ma qui l’incanto è che sono tutti insieme, personalmente ho visitato otto templi, tra i principali, e ho tralasciato solo un altro gruppo, che mi pare si chiami Roulos, che si trova da un’altra parte e in giornata non sarebbe stato possibile, perderò sicuramente qualcosa, lo so. Infinitamente impressionante è comunque il tempio per il quale sono venuto in realtà in Cambodia, o almeno il motivo principe: Il tempio di Ta Phrom. E’ il tempio che ispirò la saga di Tomb Rider. Non so spiegare bene, ma vedere giganteschi alberi avvolgere mura, porte, soffitti del tempio, stritolando con strette instancabili quelle rocce millenarie è… Ispirante. Non sembra nemmeno reale, più un set cinematografico direi. Tra questi templi devo dire che non provo una sensazione di sacralità come da altre parti, non c’è, o almeno non sento, un’aura mistica che mi avvolge. Solo la bellezza è travolgente, il mio senso estetico è in brodo di giuggiole. Impagabile. Sono letteralmente impazzito, i chilometri che si accumulavano non si facevano sentire. Sembrava di essere in medioevo, o almeno questo era il mio immaginario in quei frangenti. Uno spettacolo, in ogni senso. Potrei andare avanti pagine solo per complimentarmi con la natura per questo grande meraviglioso dipinto che mi ha mostrato. Fiabesco.
Impossibilitati il giorno seguente a partire, rimaniamo in siesta, quasi tutto il giorno, nella guest house, alternando la stanza al piccolo giardino.
Un altro autobus il giorno seguente, quasi cinque ore per Kompong Chan, capitale di questa provincia cambogiana, piccola cittadina, che per gli standard cambogiani è molto “avanti”, si intravede qualche turista, pochi. Non si incontrano molti turisti in Cambodia, qualcosa a Phnom Penh, molti a Siem Reap, più probabile qualche viaggiatore al di fuori di queste. Kompong Chan di per sé non è interessante, però se passeggi tra le sue piccole vene puoi scoprire un fantastico mercato, tipicissimo, lurido, affollato, piccolo, completamente coperto da ombrelloni delle rispettive bancarelle. Cibo essenzialmente, una ventina di minuti come un documentario sulla vita locale, le foto si sprecano. Solo questo mercato vale la sosta in città. Impagabile, devo dire, anche un piccolo aperitivo sul lungofiume del Mekong, un chioschetto ambulante in cui ordino prima una Cambodia fredda e poi una Angkor, le due birre locali più famose (preferisco di poco la Angkor) e le inframezzo con una seppia essiccata, che vedo lavorare e in vendita da troppo tempo qui in Asia per non averla ancora assaggiata, ecco, peggio per me perché è stata squisita, non mancherò di assaporarla ancora. Polly ordina un uovo alla “cocca”, come dice la nonna. E’ che qui ti portano il loro tipo di uovo, ovvero un uovo si come richiesto, ma sodo. Non ci sarebbe problema se non che veniamo a scoprire che qui prelibatezza è mangiare un uovo.. come dire… giù un po’ svilppato. Una sorta di feto del pulcino. Aprire l’uovo è stata una macabra, ma per loro succulenta, sorpresa, un abbozzo di qualcosa viva, bollita, mischiata al rosso d’uovo (che io con temerarietà ho assaggiato, e sapeva di fegato e uovo). Non mangiabile, io mangio davvero tutto, ma qui non ce l’ho fatta, vsivamente difficile da affrontare. Sembrava che qualcuno avesse messo del cervello al posto del bianco e qualcosa di nero e oblungo a “disegnare” il rosso. Va bene così, grazie, ok scoprire il mondo, ma ci sono limiti che non credo potrò valicare, anche da immenso amante del cervello fritto, magari con un bicchiere di riesling della mosella al fianco.

Aggiornamento lista:
- Halong Bay
- Sahara
- Ta Phrom (complesso templi di Angkor)
- Maya Bay
- El Gizra beach
- Soroa
- Marettimo

ed è Gunung Kawi a lasciare il posto, mi sembra giusto visto che si tratta proprio di un tempio immerso nella natura. 

venerdì 27 gennaio 2012

VIDEO PHNOM PENH

Riassumendo: In questo blog trovate due tipi di video. Etichettati come "video", quelli che raccontano solamente qualcosa del posto o semplicemente qualcosa che accade intorno a me durante il viaggio, come i tre qui sotto. Etichettati invece come "video (travel)" i video che possono raccontare anceh del viaggio, ma raccontano i nostri pensieri o i nostri momenti all'interno del viaggio e spesso hanno un taglio da fimino anni '70. Intanto godetevi qeusti tre piccolissimi video per capire un po' di più qeusta piccola affascinante città.

1 - Phnom Phem - mercato di Psar Chaa 

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2 - Phnom Penh - in strada

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3-  gemnte Phom Penh, si balla in strada o si fa ginnastica? Questa scena si assiste spesso per le strade in tardo pomeriggio.

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mercoledì 25 gennaio 2012

I bimbi di Phnom Penh


Phnom Penh capitale della Cambodia. Fantastici trentuno gradi e un cielo non troppo chiaro.
Una moltitudine di volti che sorridono in mezzo ad una povertà che già dai primi minuti ti rendi conto essere ad un livello che non possiamo comprendere. Una povertà nemmeno provata a nascondere in mezzo ad una città che è stata capoluogo dell’inferno alla fine degli anni ’70. Eppure la città mostra segni di ripresa finalmente, qualche piccolo grattacielo in costruzione, qualche SUV sfavillante che ti fa vergognare anche per il proprietario. E’ difficile capire come si possa girare in mezzo a questa povertà, a questi bambini con sguardi che ricordano l’africa o quanto meno lo stesso dolore portato da povertà e sangue, bagnati dal lusso e dalla sfacciataggine di non regalare loro un quarto di dollaro. Phnom Penh o meglio loro, i bambini, questi bambini, sono disarmanti nella loro allegria anche quando sono lì nello sporco, nel nulla di un baratro che non comprenderanno per anni. Si fermano a giocare con te senza chiederti nulla, anche perché potreste dare qualsiasi cosa, la maggior parte di loro no si rende conto del valore delle singole banconote, loro imitano i grandi.
C’è invece quello con la macchina con il quale ricavo di vendita si potrebbe sfamare parte della  città. Ora non sto a criticare soldi, bella vita, belle macchine. Critico il momento storico, il contesto. Sei in una città occidentale, povertà e opulenza sono ovunque, hai le possibilità economiche, non sono il buonista che ti critica per una macchina da centomila euro. Mi sento toccato, mi fa sentire male come essere umano, vedere però la macchina da centomila euro in mezzo alla povertà profonda. In questi casi loro quasi non ti cercano più, non vengono a giocare e spesso nemmeno ad elemosinare. Ti guardano in silenzio, s’appoggiano al vetro per vedere il loro fratello cambogiano guardarli con sdegno, con schifo o peggio, con noia e superficialità.
Phnom Penh non è bella. E’ una città con un animo profondo che forse non ha nemmeno più un orgoglio per quanto è stata defraudata e spezzata nelle sue cellule. L’anima però è lì, immutabile di un popolo che sa cos’è l’inferno per empirismo e i suoi figli crescono nell’ignoranza più totale, ma con una laurea nell’argomento citato, il dolore.
Noi occidentali che a volte per vita cerchiamo di fare finta di niente o quanto meno di distaccarci, potremo non comprendere cosa hanno fatto i pochi anni di quel bastardo di Pol Pot a questa gente. Informatevi, fate un giro in rete se vi è sfuggito.
I numeri parlano di duemilioniemezzo di morti in circa quattro anni, un carcere, tra i tanti, l’S21 governato e “inventato” da “Deutch”, uno dei bracci sinistri di Pol Pot, che somma, si fa sintesi massima dei metodi di tortura asiatici che a loro volta hanno l’eredità di quelli occidentali passati per la seconda guerra mondiale. Il destino, si sa non manca d’ironia, ha portato la scelta di creare il carcere in una ex liceo: Dove si imparava a vivere e crescere, si è imparato a uralre e morire.
Visitare l’S21 d’impatto è stato meno traumatico dell’attesa, probabilmente, in parte si è abituati oggi, sottolineo purtroppo, a concepire, almeno nell’immaginario, ogni tipo di dolore. In parte il profondo rispetto che porti in un posto del genere, come in altri nel mondo, può in quel momento portarti ad una paralisi delle emozioni. Ero come in uno stato di semplice studio, vedevo, mi impressionavo e immagazzinavo. Scattando un reportage di cui sono stato davvero contento e che vorrei non aver potuto scattare, nel senso che vorrei non ci fosse mai stato niente del genere. E’ dopo, quando esci e poi passi la notte che i pensieri, i collegamenti, la tua critica moltiplica e cresce e si fa profonda. E’ la consapevolezza che ti cambia, l’averlo visto, l’esserci stato, l’aver respirato quell’aria  che non sa di morte, sa semplicemente di nulla, di vuoto, è stato l’innesco. E’ un pensiero che non ti abbandona per qualche giorno.
Phnom Penh non  è contraddittoria, ma profondamente lineare, quelle poche macchine superlussuose non sono il contrasto della città, che non vive di tali dinamiche, sono il normale sviluppo dell’azione, è la natura umana che è tale. Il suo dolore, la sua passione in tal significato, è lineare, è coerente. La ripresa è partita, ma il dolore non è ancora passato.
Ho avuto una splendida trattativa con una bambina che vendeva braccialetti, alle nove e mezza di sera e che alle quattro avevo visto a cinque chilometri da lì. Non volendo comprare braccialetti le ho dato un misero mezzo dollaro. Lei ringrazia felice e rimane li a chiacchierare, allora decido di darle un altro dollaro e comprare un braccialetto, ma cerco di fare l’affare…. Due dollari per DUE braccialetti, un genio della trattativa. Cerco di mettere il tutto come se fosse lei un mercante adulto, lei si atteggia ed è contentissima di credere di essere una grande commerciante che ha convinto un turista a comprarle due braccialetti per due dollari, facendo credere a quest’ultimo di aver fatto un affare. E’ stato bellissimo vedere lei, così contenta. Lei non aveva cambio e io solo un pezzo da cinque dollari. Allora la vedi che si dispera ché non ha cambio! Non ti preoccupare le faccio, tra l’altro la bambina parlava un ottimo inglese, ti propongo un affare, le faccio porgendole la mano come per stringere un accordo che non avrebbe rifiutata. Facciamo cinque dollari per tre braccialetti! Lei senza sorridere, seria, ma con gli occhi che brillavano, mi dice decisa: “Deal!”. Fiera dell’affare concluso. Volevo morire, ho avuto una cosa stupenda, uno spettacolo per solo cinque dollari! Lei era favolosa e ha scelto uno dei tre braccialetti, messo al polso.  Dopo mi son sentito in colpa per averle dato solo cinque dollari. E’ dura non dare una mano anche piccola a questi bambini, come fai con lei o con un altro che mentre sei seduto su una panchina viene a giocare con te e si ruzzola in terra già lurido e tu ti fermi a guardarlo per capire come fa ad essere così felice se dorme sotto i cartoni, mangia roba scaduta forse una volta al giorno, si lava nel fiume una volta a settimana e non ha playstation, iphone, accesso internet, vestiti firmati, o comunque nemmeno un paio di scarpe rotte. E’ dura voltasi e far finta di niente. Qui molta gente si è fermata e ha iniziato ad aiutare, magari anche sol regalando lezioni d’inglese ai bambini…
Il benessere è un cane che si morde la coda messo in condizioni di chiusura mentale. Basterebbe la conoscenza. A volte basterebbe un viaggio consapevole, anche breve, in luogo del viaggio da turista festaiolo e puttaniere.
Il lavoro minorile è norma. Ovunque, non quello da fabbrica, quello da strada, vendono di tutto, dalle pannocchie ai braccialetti. Servono ai ristoranti, spesso. Sempre più sporchi. Imparano a vivere così.
C’è anche qualcosa che ricorda anche il Vietnam in questa città, in alcuni colori e nell’architettura vagamente francese, sicuramente niente nelle persone, se non il fatto che anche qui c’è qualcuno che si copre completamente dal sole. I driver dei tuk tuk, hanno un taglio thailandese come approccio, ma poi quando ci parli, se ti fermi sono completamente differenti, infatti qui capita spesso che il tuo tuk tuk diventi l’unico, quello di fiducia.
Grazie Phnom Penh, per esserti mostrata a me come fai con tutti quelli che non si vergognano di guardarti. Se si vuole conoscere il mondo, questo è uno dei posti da capire.

venerdì 20 gennaio 2012

Koh Tao e ciao ciao


Koh Tao è bellissima, forse la più bella delle isole, non saprei è anche questione di gusti, ma io l’ho vista essenzialmente con la pioggia, immagino la sua bellezza con il sole, la tornerò a vedere, anche perché quasi sicuramente mi fermerò un po’ a Koh Tao.
Arriviamo dopo due orette di traghetto da Koh Panghan dove Polly ha vomitato anche l’anima. E’ riuscita a riempire due sacchetti di plastica! Il mare era un po’ ingrossato effettivamente la situazione per gli stomaci non era gradevole, ci può stare, anche perché non ne ha voluto sapere del vecchio trucco, vai fuori, respira aria e fissa il punto più lontano possibile, vedrai che ti passa, quando si sta già male non sempre si è lucidissimi.
La prima serata è subito bellissima, con Ortal e Nadal nel nostro bungalow a suonare la chitarra e l’armonica tiriamo su una jam session davvero divertente a cui si aggiungono altri tre ragazzi israeliani., Dan, un altro Nadav e Abigale, ragazza di sangue russo che non canta affatto male. Ortal e Nadav ci lasciano per prosegiure la loro luna di miele due giorni dopo, li rincontreremo ancora a Bangkok, con appuntamento al grande centro commerciale MBK, dove inizia una ottima e speriamo proficua collaborazione di cui non posso parlare, ma ceh probabilmente mi porterà nel mese prossimo ad aggiungere la Birmania, Myanmar per l’esattezza, nella lista dei paesi. L’ennesimo paese carico di suggestione per quanto mi riguarda.
La più bella sorpresa di Koh Tao è che per la seconda volta durante il viaggio incontro un amico del viaggio stesso: Jey, da due giorni si è ritrasferito a Koh Tao e non essendo un frequentatore di internet non mi aveva aggiornato, l’ho incontrato proprio quando sono andato a iscrivermi al mio terzo corso personale di diving: Stress and Rescue, l’ultimo passo prima di diventare Divemaster. Tra parentesi un corso più duro, meno bello in virtù del fatto che non è un corso dove hai immersioni “divertenti”, ma appunto sono immersioni che ti servono per alzare lo stress e creare situazioni in cui il panico può prendere il sopravvento, qui entra in gioco la preparazione che ti servirà per ripristinare quelle situazioni, per governarle. Comprese numerose tecniche di salvataggio.
Ho praticamente fotografato nulla, e fatto poco in generale. Ho pensato e riflettuto tanto in compenso.
Grazie al diving e al tipo di vita rilassata Koh Tao mi ha comunque stregato. E’ un posto che mi è rimasto un po’ dentro, ma soprattutto so che m’attende.
Ci torno, quasi sicuramente. Metto il quasi perché con il gioco della mia vita davvero non si sa mai. Ho però intenzione di tornare il prima possibile, proprio durante il mio viaggio, fare una lunga pausa, diventare divemaster e magari lavorare un po’ lì. Polly non ne ha voglia e per ora mi ha convinto a proseguire un po’. Cambogia (il visto è arrivato da pochi giorni, on-line), Laos, poi si rientra nel nord della Thailandia per visitarla sono a Bangkok, con un visto di appena quindici giorni (quello che ti danno quando entri via terra), da Bangkok, Perth, Australia e vediamo un po’ che succede.
So che avrei bisogno di fermarmi un po’, un po’ di più anche di quelle tre settimane che negli ultimi mesi mi sembravano il tempo giusto da dedicare a qualche posto, a volte per rilassarsi, a volte per viverselo. Due, tre mesi, a Koh Tao, divmaster, immersioni tutti i giorni e poi si può anche proseguire.
Mi fa male andare via da qui, sono triste come poche volte in questo viaggio, un piccolo circolo di persone che si potrebbero rivelare ottimi compagni barra amici, per condividere quell’isoletta con il sole, e con la pioggia. E’ difficile non fermarsi in alcunoi posti per me, sono sì un viaggiatore, ma uno che ha scadenza molto blande, non amo correre, almeno non sempre. Mi sarebbe piaciuto fermarmi ora, prendere questo treno, ma devo terminare almeno questo piccolo giro. VOGLIO terminare questo piccolo giro e magari approcciare questa Australia prima di tornare nella mia Koh Tao. Speriamo il viaggio continui ad essere bellissimo, ammetto che l’emozione di essere in Cambogia e in Laos giù s’affaccia nello stomaco. Ammetto che mi manca perdermi con la mia macchina fotografica e i suoi obiettivi tra i volti e i paesaggi di questi posti così carichi di fascino già nei loro nomi. Speriamo continui nella maniera giusta e speriamo il tempo passi in fretta, ho voglia di immergermi ancora.

mercoledì 18 gennaio 2012

Koh Phangan, Nadav e il Full Moon Party


Essenzialmente brutto tempo.
Questo potrei dire della Thailandia, gran bel posto, imprevedibile, ma il tempo lascai a desiderare. Lo so che capitano anche stagioni favolose, ma io ne ho davvero beccata una “no”, piove. Piove quasi sempre. Non ne posso più, fortuna che ora sono a Koh Tao e sono impegnato con il mio corso, altrimenti davo di matto. Così mi si toglie il mare,la spiaggia il gusto di fare il bagno.
Koh Phangan è stata un gran bella esperienza, breve, una porzione come dico spesso in questi casi, ma intensa. E’ nato il nuovo hobby, per mantenere la tradizione di iniziare due cose nuove ogni anno.   Tutto partì nel 2008 iniziando a giocolare con le tre palline, mi ero appena iscritto a Muay Thai (abbandonata un paio d’anni dopo) e pochi mesi prima avevo terminato il corso di degustazione di vino alla mitica Porthos. Decisi quindi di provare almeno tre cose nuove ogni anno e di tenerne almeno una. Tutto quello che mi passava per la mente e che non avevo provato, da aggiungere all’unico vero hobby che mi portavo dietro da anni, cucinare. Ne 2009 chitarra, bartending, e corso di russo intensivo di una settimana (che è servito a pochissimo); 2010 Fotografia, corso di Reiki, corso on-line di Giapponese (lo so fa ridere…); ,2011 Armonica a bocca e Diving . 2012… Pois.
I pois per chi non lo sapesse sono quelle palline attaccate a corde o catene. Se ne usano due, una per mano e si inizia a giocolare. Il mio obiettivo è farlo con i fire-pois, quelle con il fuoco. bramo per le prime bruciature, visto che la prima sera già sono riuscito a scheggiarmi un dente. Incisivo, per inciso.
In tema fuoco, ho fatto una delle cose più stupide, ma divertenti ed eccitanti della mia vita. Ho sputato fuoco. Sulla spiaggia di Koh phangan, davvero. In realtà ho sputato benzina o qualche idrocarburo meno odoroso, il fuoco c’era già. Passavo di lì e ho visto il primo farang sputare, e ho detto, con una punta d’invidia per quella cosa “effettivamente” pericolosa: “Guarda ‘sto matto”. Poi un altro, e un  altro. Li facevano sputare. Tutto controllato, controllato alla thailandese (quindi un incidente possibile in ogni momento). Ogni tanto si vedeva il ritorno di fiamma di qualche sputacchiata nata male, ma nessun incidente.
Sono tutti ubriachi,  se lo fanno loro che sono ubriachi, perché non io…
Vedi Polly che mi prega di non andare, ma io ero già li con la testa da qualche minuto. Credo di averlo voluto fare da prima che il dottore mi sculacciasse per farmi respirare. Lo sputafuoco.
Avrei pagato, era gratis. Un bicchiere, due belle sorsate per due plateali fiammate.
Il fuoco davanti alla faccia si apre come fosse un esplosione e l’adrenalina bruciava come il fuoco stesso. Impagabile.
Dopo questa partenza a abbiamo iniziato ad attendere tra qualche ora passata a giocolare con i Pois sulla spiaggia in quelle due o tre mezze giornate di sole e qualche pizza serale da Pizza Chiara, s’attendeva il Full Moon Party, del quale ormai ci interessava non più di tanto.
In pizzeria scopriamo due nuovi amici Nadav e Ortal, lui italo israeliano, lei israeliana e basta, in luna di miele. E so due!!!  Ottimi compagni di viaggio, sebbene non grandi viaggiatori. Un paio di serate in splendida chiacchiera con reminiscenze italiane ormai sempre più lontane da me e poi il Full Moon Party. Dove provo quella splendida camminata fungifera che tentai con fortuna circa tre mesi or sono nelle splendide Gilis. Qui una bufala, peccato. Non che sia passato indenne, visto che il caro alcool di bassa lega scorreva comunque a fiumi. Meno impressionante di come mi immaginavo, si parla sempre di circa ventimila persone su una spiaggia abbastanza grande e ogni tipo di musica, luci e colori. Facce, tante facce, dipinte o in preda a fantastiche espressioni. Ho anche pensato di portare la mia piccola Canon, ma la mia assistente (Polly) ha sbagliato batteria e ci siamo semplicemente goduti la festa e le foto da cellulare del caro Nadav. Una volta nella vita sarebbe una festa da fare. Splendida soprattutto per chi ha qualche anno in meno e meno ore passate sotto musica battente.
In più per non perdere l’abitudine ho lasciato le chiavi del motorino attaccate, le persi a Kuta, le persi a Kata e ora Koh Phangan. Forse è la lettera K a portarmi poco bene, ma almeno in questa occasione le ho ritrovate! Benedetta K.
Un aneddoto irrinunciabile, non so se leggerlo possa esser uguale, credo di no, ma venir a sapere che la sorella di Nadav, questo la sera che l’abbiam conosciuto, abbia un ex-ragazzo in comune con mia sorella,  sapere poi che sua sorella non è proprio sua sorella, ma lui dice così perché è un amicizia così profonda che va al di la della semplice amicizia e bla bla bla… proprio come me e mia sorella. Ho riso troppo. Metteteci che vengo a scoprire questo migliaia di chilometri da casa…Che bello il mondo: sono assuefatto dal respirarlo. Lui e le sue dinamiche.
Da ricordare che qui abbiamo iniziato a chiamare con regolarità “La ignora” ogni tipo di piccolo ristorantino locale, quelli che sono in realtà baracchini, ma hanno due sedie o poco più per sedersi, dietro quell’unico fornello con padella in cui si cuoce tutto c’è sempre una signora, da qui il nome. La prima volta tirato fuori in quel di Kata.  In indonesia si chiamano Warung (con o senza sedie per sedersi), per noi in tutta l’Asia saranno sempre “La Signora”.



venerdì 13 gennaio 2012

Il primo FULL MOON PARTY del 2012


No words, Just watch it.


Video: Nadav
Montaggio: Jimi
Musica: Smells Like teen spirits by NIRVANA

martedì 3 gennaio 2012

Saluti, buon anno, ma guarda che è ancora il 2055!



I giorni scorrono abbastanza velocemente.
Così velocemente che anche quest’anno è passato. Ciao fantastico 2011, uno degli anni più belli di sempre. Inizia ad essere un po’ che sono via…
Senza stare a ricordare le meraviglie di quest’anno vorrei solo salutare i compagni di questo viaggio. La cara Nika a Hong Kong; Raymond incontrato in Malesia e poi nuovamente in Thailandia; i grandi amici spagnoli Mirko, Pepe e Juanma; l’altro spagnolo, Ruben, prima Indonesia e poi casualmente incontrato a Bangkok; i due ottimi amici italiani che non posso nominare, ma che ricordo con affetto; il gruppo spagnolo del Vietnam capeggiato da Aida; sempre in Vietnam gli amici di una notte Jack e Gareth; David, l’indonesiano/olandese a Ubud;  Sabrina, amica di Polly con cui abbiamo spartito notti e giorni a Phi Phi Island;  Jey e Sven, dall’ultima passione diving.  Sono tutti parte di questa storia, anche se avvolte soprassiedo nel raccontare dettagli .
L’ultima serata a Phi Phi è stata memorabile, con una favolosa ubriacatura di gruppo: Jey e compagna, Sven, Polly ed io. Partiti da uno spettacolo di giocoleria con fuoco sulla spiaggia dove gli interpreti son stati proprio i due amici divemaster. Proseguita poi al Rolling Stoned dove abbiamo ballato rock e grunge come matti, come merita. Spiaggia ancora, musica d’ogni tipo e lì ci siamo persi Sven, forse è l’ultima volta che lo vedrò. Continuando in quattro in chiacchiere a casa di Jey ci siamo raccontati un po’ di vita, ci siamo un po’ uniti, proprio l’ultima sera, per condire il giorno dopo di quel dispiacere che sa di fine estate, quando lasci gli amici con quella speranza di rivederti, ma sai che è qualcosa di molto sottile, molto fragile e t’allontani con un velo in più a coprire il sorriso per la nuova esperienza passata.
Una settimana a Phuket serve solo per rendersi ancora più conto che Phuket non mi piace: Almeno ho rivisto Raymond, con il quale speravo di far capodanno, ma nulla. Ho conosciuto qualche ragazzo italiano amico di Polly, amici di Roma, amici di amici e qualche serata nell’inferno di Patong è volata via.
Non riesco a capire Phuket, non foss’altro per un turismo dedicata alla Patonza, più che Patong. Spiagge belle, ma niente di stravolgente. Tempo troppo spesso incerto, puoi venire in bella stagione e trovare solo pioggia o viceversa, la Thailandia è uno di quei posti nel mondo dove non esiste più una vera e propria tabella meteo, in verità c’è ma è facilmente e spesso totalmente stravolta, non ha quasi più senso parlare di stagione delle piogge o meno, ma di fortuna, anche chiamata culo. E’ che qui di culi ce ne sono talmente tanti che ti confondi.
Ho sempre trovato brutto tempo e sommando siamo a due mesi esatti. In due mesi abbiamo raccolto nemmeno dieci giorni di fine novembre tra Bangkok e Koh Samet. Basta. Il resto è stato un po’ raccogliere acqua e tantissimo ammirare nuvole dense. Dicono la Thailandia ormai è così, capita che ti fai tre mesi di sole e poi ti capita quest’anno: Uno dei più brutti anni di sempre a condizioni meteorologiche. Non pioveva così tanto da forse cent’anni. Due anni fa,quando sono andato a Miami, non faceva così freddo lì da ottanta anni, ma il fatto con me è che ho un problema, una cosa personale con il sole. Non è la pioggia che arriva, mi sa tanto che è il sole che scappa.
Quindi nuovo anno e si prosegue, siamo in rotta per Koh Tao, isoletta che dicono splendida nel golfo. A nord di Koh Phangan e Koh Samui, le due più famose e più turistiche.
Il capodanno in sé non è stato nulla di speciale, ma siamo stati bene Polly ed io. Cena a base di pizza Margherita per me e gnocchi per Polly da Rugantino, lì a Kata. Sulla spiaggia poi a vedere una marea di fuochi d’artificio soreggiando whisky ‘n cola: Spettacolo emozionante per la quantità, ma molto pericoloso, visto che i fuochi sono tutti d’importazione cinese senza nessun controllo, accesi a caso da chiunque li comprasse e poi lì, in mezzo alla spiaggia, accanto a tutti.  Alcuni sono scoppiati a terra, altri a mezz’aria, feriti molti, soprattutto a giudicare dal numero delle ambulanze che si sentivano. Io l’ho scampata per un pelo, ma ho una bruciatura evidente a tre o quattro centimetri dall’occhio destro: Un qualcosa che è scoppiato è poi ricaduto rovente e violento esattamente sotto la mia tempia, un dolore cane. La serata è continuata prima a Karon, tra la sua spiaggia e un localetto di musica Rock, poi sulla spiaggia di Patong e quando il whisky è finito lo Jagermaister ha preso il suo posto: Mai tanto amato da me, ma in Polly ha sempre trovato una grande fan, mi pareva giusto farle compagnia…
Devo aggiungere che Karon la torvo meno carina di Kata, con una spiaggia più grande, solo nella prima la sabbia è più fina e bianca, nella seconda più gialla e morbida, a grani leggermente più grandi. La sera di Karon è più movimentata, i suoi alberghi si riempiono prima e sono inspiegabilmente più costosi. Kata, se devo stare a Phuket, è il mio posto ideale.
In questo momento ci stiamo avviciniamo Surat Thani, da dove dovremmo paertire e ci sono delle nuvole che pare notte…
Ah dimenticavo, buon anno a tutti! 

Il calendario thai segue il computo dell'Era Buddista (sasana) fa partire il conteggio degli anni dal plenilunio del mese di Vesak dell'anno 543 a.C. (anno 210 di Roma, regnante Servio Tullio), giorno in cui, secondo la tradizione, il Buddha trapassò nel mahaparinibbana, ovvero il giorno in cui Siddartha si pensà sia morto. Questo in realtà non è il primo giorno dell’anno per chi segue scrupolosamente il calendario Thai, perché il nuovo anno, il 2556 sarà il 14 Aprile! Quindi qui il capodanno è festeggiato solo per noi poveri Farang…

ERRATA CORRIGE.
Anche se tutto è iniziato un 14 Aprile, il cambio di data lo fanno corrispondere al nostro, anche se non so da quando, credo abbiano cambiato in corsa. Quindi ora è il 2055, e lo è da pochi giorni, da quando per noi è il 2012. Insomma fanno un po' come je pare....