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martedì 3 novembre 2015

Si torna alla base. Un'altro treno, un'altro amore di viaggio, passa e lascia il segno.

Visto che da tempo il mio diario, il mio blog e' diventato molto più personale, visto che non mi limito più solo al viaggio esteriore, da tempo, devo essere coerente, con me stesso e con chi trova il tempo di seguire questo pezzo di vita. Quindi e1 giusto che cioè che di importante accade venga messo giù, altrimenti mi sentirei un ipocrita, ma certo bisogna sempre considerare che è il mio diario quindi qui e1 tutto un mio personale punto di vista, la mia realtà sul mondo. Quando viaggi per sempre, tante cose accadono, di ogni tipo. Questa è una.
Così è ora di tornare a casa. O meglio alla base visto che tutto è “casa” da diversi anni. Non potrei non sentirmi a casa a Burgos ad esempio. Pronto per ripartire… Il cellulare mi lascia. Appena tornato dall’Italia, dove l’avevo spedito per risparmiare soldi. Alla fine ho speso uguale, tra spedizioni, ritardi, errori di chi lo doveva far riparare. Un macello e due mesi buttati. Una settimana dopo e’ andato per conto suo, s’è spento. E’ partita la scheda madre e non ho più la garanzia per quell’errore appunto. Nulla mi tocca rimanere, farlo riparare qui, che non lo riparano ma lo sostituiscono per la bellezza di 370 euro e un grazie. Quindi rimando il viaggio di tre giorni, porto il cellulare al servizio e non sapendo che fare trovo un inaspettato appuntamento, per la serata, con una spelndida ragazza completamente tatuata.
Quando dici che non tutto il male viene per nuocere.
Quando non sai a che cosa, cristo santo, ancora una volta, stai per andare in contro.
Arriva un altro treno pronto ad investirti ragazzo mio, e’ a colori, e ti farai fregare un’altra volta. Bene. Si vive anche per questo.
Ed eccomi spendere la mia terz’ultima serata a Makati con questa spelndida donna con degli occhi che mi sembra di conoscere de sempre. Ci conosciamo, ci riconosciamo. Una birra al Cafe de Courieaux in Burgos, una pizza da Gino’s a Bel-Air, un salto allo speakseasy bar The Curator, due Old fashioned and due Bye Bourbon Sazerac che mi sembra di non essere più a Manila. Poi via andiamo ad incontrare altri amici sull Terrazza dello Z hostel, l’ostello che è diventato uno delle venue più in voga nella Makati dei ricchi locals e degli expats. Dove tra l’altro ho speso le prime 4 notti di questo mese in Makati. Appena arriviamo sulla terrazza una mia amica mi guarda e mi fa un gran sorriso e si avvicina, in un secondo ha capito tutto, c’era effettivamente qualcosa di strano tra di noi.  Mi sussurra: Sei stato molto fortunato.  Si balla e ci si diverte, si entra sempre più in sintonia, se questo fosse possibile.  Si ballava e si parlava senza parole. Lei dice, poi, andiamo a ballare… Sarà stato un po’ d’alchool, sarà stato che non ci stavo capendo più un cazzo, sarà che appunto, stavamo già ballando:  Io l’ho presa come un invito ad un altro tipo di ballo. Quindi ci siamo avviati, verso il centro di Burgos, dove io avevo la camera. Dopo pochi metri lei mi fa: Allora? A quale locale mi porti? Io sorrido e capisco che ho preso un granchio niente male, quindi le domando: Fammi capire? Dove vuoi andare a ballare? Perché a quest’ora, a questo punto, io posso prendere il tuo invito in diversi modi. Lei ride, chiaramente con malizia e si rende conto che il suo invito, era stato frainteso, ma non sembra dispiacerle, quindi dico andiamo su. Ci beviamo una cosa da me e riflettiamo sul dove andare. Equo no?
Andiamo su con una birra e fumiamo. E parliamo. E parliamo come piace a me, della vita, delle cicatrici e del come siamo arrivati fino a qua. E facciamo mattina e ci guardiamo. E ci baciamo. E ci addormaentiamo. O meglio lei si addormenta. Io mi ritrovo a fissare una persona per la prima volta in vita mia per quasi un’ora mentre dorme. Ne ho guardati tanti di amori accanto a me a riposo, ed e’ smepre bello. Quel senso di fiducia riposta in te da parte di una persona che sta spendendo un bel momento. Passa oltre un’ora prima che io mi addormenti fissandola.
Ci svegliamo e staimo insieme fino al pomeriggio, direi qualcosa più d’un bacio tra quelle mura.  Ci lasciamo per poche ore per rincontrarci. Andiamo a ballare mi fa? Certo. Black Market. Uno dei posti migliori in città se vuoi sentire buona musica. Black markt lo conosco. Ci vediamo lì.
Proprio lì credo, al Black Market di Makati, per la prima volta dopo due anni, mi sono innamorato di una donna. Ancora alla velocità della luce. O almeno ho creduto di essermi innamorato, in queste situazioni tutto è sempre molto poco definito, non che poi definirlo abbia importanza alcuna. Avevo le faralle nello stomaco. Ecco, quelle credo di non averle avute da quasi dieci anni. Qualcosa a cui non ero assolutmente pronto, né abiutato e che sicuramente non volevo.
Ecco Fatto. Si presenta bella come il sole. Mi buca il petto con lo sguardo.  E io lì, ebete, sicuro di me sino alla morte e questa, una serata, boom: Sei un idiota Jimi. You know it right?
Ora perché idiota? Perché lei ha una situazione, che non sto qui a descrivere per privacy, che non è delle più floree per iniziare una relazione a distanza poi, un’ora d’aereo. Tre bandiere Rosse. Jimi you are an idiot, and you know it.
Non ce posso far niente. Il treno corre ed è massivo. E io sono sui binari, lo vedo arrivare da lontano, ma non posso farci nulla, come fossi sotto in un sogno che si sta per trasfomrare in un incubo. Cosa che più di una metafora era la realta che stavo vivendo. E ne ero “inconsapevolmente cosciente” .
Well, sti cavoli. Prendimi in pieno petto, lo posso gestire. NO?
E’ e sarà comunque tutto un illsuione, perché farsi troppi problemi.
Paassiamo un’altra notte insieme. Mi ritrovo ancora a guardarla, a seguire le linee, sulla schiena, dei suoi tatuaggi. Credo di aver pianto, ero felice, ma più che piangere era qualche lacrima di liberazione, ammetto di aver pensato a lungo che non mi fosse più possibile sentire qualcosa di più profondo della spimpatia per una donna con cui vorrei passare massimo un lungo week end… Mi sono sentito… Guarito.
 E al solito, spaventato. E mo? Che me ‘nvento? Io sto lì, questa c’ha na vita qui.
L’ultmo giorno non ci vediamo, dico è più semplice, parto per Bohol, vediamo che succede, vediamo come ci sentiamo.
E come vuoi che ci sentiamo. Lei si attacca come non mi aspettavo, scrive parole che sembra lei l’Itaiana e io il filippino. Ancora, non me l’aspettavo. Dentro di me ho quasi cercato una via d’uscita. Io non l’ho trovata, ma me l’ha data il destino.
Ve giuro, mi sono salvato. Ma prima di questo…
Lei viene qui, la invito, devo rivederla. Quasi quattro giorni, cullati da una tempesta tropicale che praticmaente ci chiude in casa, tranne un ora per reglaarci un po’ d isole in spiaggia. Si plae la tempesta ogni sera. Quatto giorni che sono un amssacro per quanto sono stati un sogno sotto ogni punto di vista.
Davvero splendidi, e ‘sti cazzi come finirà. Dai che vale smepre la pena viverle ste cose.
Poi parte, piangendo, cosi mi disse.
L’ho rivista una volta. Dopo poco più di una settimana, tornato quattro giorni a Manila. Perché ho spaccato ancora il cellulare il primo giorno che lei e’ sparita, causa incidente in motorino., nemmeno un te sei fatto male. E perché era già ora di chiudere tra noi, chiaramente. E poi dovevo volare in Taiwan per comprare la mia nuova macchian fotografica.
Difficilmente ho sentito tante mezze verità, tante parole buttate li a caso, finte scuse. Difficilmente in vita mia c’è sato qualcuno che mi ha mancato così tanto di rispetto da ferirmi gratuitamente. Me la sono presa con me stesso, chiaramente. Coglione io che t’ho offerto il fianco, coglione io che ho creduto alle tue stronzate, ma questo è il viaggio, e il viaggio è vita e non faccio nessun errore. Faccio solo altre esperienze, imparo altre lezioni. Quindi ringrazio comunque quell’anima che ha saputo regalarmi attimi meravigliosi e unàaltra piccola cicatrice, che porto con orgoglio.
Solo che stento a riconoscere questa donna e la cosa mi colpisce, diversi occhi, un espressione diversa, come se qualcosa fosse stato spento. Come se qualcosa fosse successo, ma giura, non è successo nulla. Eppure non sei tu.
Ci vediamo in un’altra vita.
O magari più in la in questa.
Beh in questa e’ dura, sono allergico alle stronzate, ma sai, mai dire mai.
Il treno e’ passato, m’ha preso in pieno petto.
Ha fatto male, ma sai che c’è? Era vero, potevo ero pronto a prenderlo, posso gestirlo. Mi serve un giorno solo. E una notte.
Chiaramente la notte con una delle mie amiche giù a Burgos.
Perché se e’ vero che il sesso non e’ un rimedio, vi giuro, che e’ un ottimo antidolorifico per dormire bene e tirare fino al nuovo sole, che porta sempre, almeno a me, di nuovo il sorriso.

E’ un altro giorno, Un’altra avventure. Si Torna ancora, alla Base.

sabato 26 settembre 2015

Manila e la sua lunga notte tra peccato, povertà e carte di credito rotanti. This is Makati nightlife.

Volge al termine la mia Makati e ho davvero festeggiato tanto. Il vento ha iniziato a soffiare pochi giorni prima del previsto, ma rimarrò fino alla fine del mese. Devo dire che questo mese è servito, mi ha scaricato.  Fuori a far festa ogni sera per i primi quindici giorni, fino a mattina, tutti giorni. Il mio fisico ha ceduto per due giorni, febbrone. Al solito un po’di acqua bollita con zenzero e succo di calamansi e tutto passa in fretta. Una delle due sere con quasi quaranta di febbre mi sono presentato in un bar dove vado spesso a giocare a biliardo, per vedere la partita di Champions della Magica Roma contro il grande Barcellona, al gol di Florenzi, che ha tirato dalla sedia accanto alla mia qui a Makati, non sapevo che fare non riuscivo a crederci, non riuscivo a urlare, mi son messo le mani nei capelli e mi guardavo interno cercando di capire se qualcuno avesse capito cosa fosse successo, che gesto di meraviglioso calco era stato prostrato sotto i nostri occhi. Un ragazzo accanto a me che guardava la partita e mi chiese se amassi il calcio (Io so daa Roma, risposi in perfetto…Inglese), mi guardava dopo il gol come niente fosse accaduto, come se Davide inaspettatamente non avesse accecato Golia scagliando il sasso dalla terra dei fuochi; come se Frodo Florenzi non avesse gettato l’anello dalla cima dell’Everest in barba a Messi nei panni di Sauron.
Niente.
Mentre immaginavo a Roma cosa stesse succedendo, immaginavo morti allo stadio, gente che volava tra una curva e l’altra, i pub distrutti… Una guerra suburbana in cui anche quelli che ci stavano rimettendo erano a fare festa, almeno sino alla mattina dopo. Qui niente, poi un ragazzo, l’istante dopo urla: “Hey Guys! Look at this guy! Look what he did!”, il Bolt nascosto in me (molto nascosto) mi ha dato l’energia necessaria per uno scatto felino verso il ragazzo che aveva ammirato e allora Abbracciamose Forza Roma!
Invece niente.
A parte un singolo commento entusiasta, nulla. Qui nun se fa festa… E vabbè, 1 a 1 palla al centro, vedemo che succede e speriamo che la febbre non peggiori che domani sera ho un appuntamento…
View from the Gramarcier71
Mi sono dato al dating selvaggio ed è stato divertentissimo (la partita intanto è finita 1 a 1 come è o fu noto),  è stato interessante, diverso, divertente, incontrare così tante persone, donne, ragazze, e conoscere cosi tante diverse storie, con il fine ultimo, spesso più del sesso, di avere una serata piacevole con una persona del tutto nuova, in cui entrambi siete spinti a flirtare il più possibile.
Beh se all’inizio, Manila non mi piaceva a parte la solita passeggiata a Chinatown (sono consapevole  che sia una mia cosa personale, io adoro le Chinatown), ora devo dire che sono un fan della notte di Makati. La Makati night life è ricca di scelte, ha la sua faccia più lurida nell’essere una tipica Sin City asiatica, la faccia del peccato, ma è famosa anche per la sua mondanità glamour ricca dei grandi rampolli delle famiglie di costruttori, ricca di modelle e attrici, dei grandi eterni giovani proprietari di imperi Roiale Estate, la notte di Makati sa esser sfarzosa e lussuriosa in bar al settantunesimo dove fumi una narghilè, rigorosamente shisha da queste parti, in un club con un taglio da jet-set newyorkese per poi portarti in tarda notte in uno dei club dove la musica è techno di alto livello, la gente è quella a cui piace far vedere i soldi e le carte che ruotano tipo pugni del grande Mazinga. Bisogna dire che il divertimento, anche nell’ambiente più superficiale di Manila, è reale in questa Makati night life, e dura sempre sino a mattina.
L’altra faccia, quella del peccato, quella del lato più che oscuro, direi basso, de “la Foza”. Come di consueto, quando posso, decidendomi di fermarmi in una città, cerco il Red Light District. Qui è Burgos, nella Poblaciòn, il cuore di Makati. Ed è proprio per le puttane, per le spogliarelliste, i transgender e i lady boy, i poliziotti che sono buttadentro, le offerte speciali, i massaggi eventualmente disponibili con Happy Ending, o direttamente senza massaggio, a ogni ora della notte  co il fortissimo rischio di esser drogato e derubato. E’ proprio per questo che scelgo il Red light district, ma non tanto per l’accesso personale ai sopraelencati servizi, quanto per la loro presenza e per la fauna che attirano. Burgos è molto simile a Patpong o Padong, meno intensa, meno lurida, meno estrema, più facilmente raccontabile e più accessibile. E’ anche, però, molto più povera, più triste, se passeggi ai suoi bordi, sui marciapiedi più scuri vedi bambini che dormono per terra, letteralmente con la faccia per terra e ti chiedi se sia colla, vedi magari una famiglia, addormentarsi sotto l’ombra che l’albero creata dai neon. Burgos è tanta roba. Più lenta, scandita, ma sempre viva. Burgos è una raccontastorie, ventiquattro ore al giorno, puoi metterti in un angolo, per disegnare i volti, o fotografarli o scrivere i racconti che vedi. Non è un mondo a parte come verrebbe facilmente da pensare, è semplicemente una delle facce di questa realtà, di questo mondo. Poi fa sempre ridere quando stai passeggiando con una ragazza che hai o ti ha invitato, essere avvicinati da un tipo che cerca di esser losco provando a venderti Viagra …
Storie. Ventiquattro ore al giorno. A Burgos, Makati, Manila.


Venghino signori, venghino.

martedì 15 settembre 2015

L'isola delle streghe

Non posso evitare di  menzionare Siquijor. Sono stato ben due volta. La prima per un evento che mi attirava molto. La festa dei guaritori. A fine Aprile. DA capire che Siquijor è l’Isola della stregoneria qui nelle Filippine, dove la superstizione è molto forte, dove il cattolicesimo che regna in maniera potente nel paese, qui si spezza, si allenta e si mischia con la cultura locale, antichissima. Tanti i guaritori, tra massaggiatori, pranoterapeuti e similari, molti bravi altri chiaramente poco più che buffoni per turisti. Pochi gli sciamani, pochissimi e rarissime le Mananagal. Mananagal è la figura più nera, più oscura, che suscita più paura nelle filippine. Tra magia mera, malocchio, sciamanesimo voodoo e stregoneria della più crudele le Mananagal (generalmente donne) sono rispettatissime, temutissime, suscitano vero e proprio terrore. Anche chi è lontano dall’isola, chi non crede a queste cose non vuol avere niente a che fare con loro. E’ roba oscura. E in qualche modo, che ci si creda o no, lo è davvero. Anche solo per la fortissima manipolazione mentale che sono in grado di effettuare. La gente muore, davvero come fosse nulla, senza spiegazioni, talvolta a Siquijor e per tutti, senza dubbio è la Mananagal. La mananagal cosparge dell’olio di cui ignoro la provenienza sull’addome e così facendo divide il suo corpo in due: busto che vola via e fianchi e gambe. Vola nella notte alla ricerca di bambini ancora nel feto della madre. Per nutrirsi di loro, togliendo chiaramente loro la vita. Dicevo, oscuro, maligno, bieco.
Bolo Bolo healer
Quasi impossibile entrare in contatto con una Mananagal, e ci hi provato, ma non in maniera persistente, almeno la prima volta che sono stato, una settimana, la seconda volta solo tre giorni ho lasciato perdere. Tornerò e sarò più attivo. Devo vedere, devo capire e non ha chiaramente paura, anche credendo fortemente che parte della leggenda sia vera. La mia mente è molto aperta e ciò che spesso viene definito soprannaturale, che invece è del tutto naturale, per me appartiene a questo mondo, solo in una differente sfera di realtà che la gente si rifiuta di vedere. Voglio capire fino a che punto una Mananagal sia maligna, fino a che punto la leggenda e questo potere oscuro si mischiano ad una delle realtà tangibili. Sta di fatto che due notti di fila cose strane, diverse, inquietanti sono successe.  Non ho bene le parole per descriverle, ma diciamo che nel mezzo del nulla, in una strada dove regnava buio pesto e la luce del mio scooter fendeva la questo nero totale ho incentrato una signore ferma al lato della strada, fissando il nulla. Ripeto, nel mezzo della notte, come fosse una sonnambula, ma immobile, la sua  mente era da un'altra parte. Una corrente elettrica passò il mio corpo da parte a parte. C’era qualcosa. La notte seguente, faccio la stessa strada, senza pensarci, passo nello stesso punto, nero più completo scena simile, ma questa volta un ragazzo alto e un bambino. Fermi, nel nulla, capo chinato da un lato per entrambi. Completamente assenti. Non so se riesco a porgere voi una vaga idea di quello che ho provato, ma non era una sensazione piacevole. Questo aggiunto al fatto che se chiedi in giro, storie del genere a Siquijor accadono tutti i giorni.


Questa è l’isola delle streghe, un isola stupenda, piccola, con una marea una marea che si alterna e lascai spazio a spettacolari paesaggi, dove mi siedo con gli amici per interminabili Jam session. Dove ho imparato un po’ meglio a suonare il Jambè e ad essere in sintonia con i ritmi del gruppo. Ho lasciato qualche amico che tornerò a trovare a Casa Miranda, una sorta di Family house albergo, perfetto per viaggiatori a lungo termine e backpacker, un luogo dove ti senti subito a casa. In qualche modo Siquijor è il mio posto preferito nelle Filippine.

sabato 12 settembre 2015

Balesin ed eccoti servito il Sommelier Italiano

Lasciata Bohol il progetto era andare due mesi in Indonesia, tornare alle Gili Island dove passai un bel periodo con Silvia, nel mio secondo anno di viaggio, andando a ritroso in questo blog troverete tanto sull’Indonesia…
Invece le cose son cambiate. Lasciata Alona beach con qualche amico per visitare Siquijor, l’isola della stregoneria che era già venuto a visitare a fine Aprile per una settimana mi arriva una chiamata, una proposta di lavoro. Vitto alloggio, paga piccola, su un isola privata a Nord ad insegnare Diving e nel caso riesca a trovare spazio mi si dava la possibilità di insegnare Yoga. Questo effettivamente dopo aver dovuto cancellare un lavoro precedentemente accordato. La famiglia conosciuta una sera sulla spiaggia di El Nido, mi contatta a metà aprile per fare loro da insegnante di Yoga personale. Ora io non volevo diventare insegnante di Yoga eppure pare che lo Yoga mi perseguiti, paga discreta, vitto e alloggio e il mio si. Questo per poi cancellare, da parte loro, il tutto, ad 8 giorni dall’inizio del lavoro, per dire la correttezza, ma vista la perfezione del mondo non mi lamentati, si vede che per me qualcosa era previsto. Infatti Balesin Island era sulla mia strada, L’isola privata di Mr. Ongpin, tra i quindici uomini più ricchi nelle filippine. Accetto. Quindi da Siquijor con John, Mila e Jason ci dirigiamo per altro diving a Dumaguette, sull’isola di Negros e ad Apo Island. Gran diving. Saluto loro, li rivedrò, credo, sicuramente John. Mi dirigo prima a Malapascua, per fare immersioni con gli squali Volpe, una cosa da sogno. Lo squalo volpe è uno squalo simpaticissimo con una pinna posteriore lunghissima, una cosa incredibile. Beh a Malapascua c’è anche la mia bambolina, soprannome della mia bellissima cinesina che raggiungo per altri quattro giorni d’amor tra luna e oceano…
Con una lacrima, perché lo so, io mi affeziono a posti e persone mi tocca salutare CiaoCiao, soprannome sempre suo dato dai suoi amici (in verità si chiama HanQuiao, e si legge Hanciao). Direzione Balesin.
Ecco Balsein è un isoletta piccolissima, bellissima, resort privato dove per accedere bisogna essere soci, la tessera costa tipo centomila euro, ‘na cosetta.
Beh il posto è bello, il lavoro praticamente nulla, non faccio nulla tranne poche immersioni in una discreto relitto d’aereo e poco più. M’annoio principalmente: Un po’ di yoga la mattina, meditazione e a prendere il sole. Questo è il mio lavoro. Il primo mese. I ragazzi dello staff son simpatici, si passa del tempo insieme, ma siamo un po' diversi, quindi talvolta ci si diverte, ma non stringiamo grandi amicizie, che per me è piuttosto insolito, divento amico più con Luisa, la ragazza baffuta (altrimenti anche carina) e giovane della concierge, vero angelo custode.
Divertente è il secondo mese: mentre il primo passa solo tra poco diving e qualche lezione di yoga il fine settimana, molto ben pagata, il secondo vengo notato dal CEO dell’isola per via della passione in comune, in comune anche col proprietario che ha una villa enorme in toscana, del vino. Visto che si organizzando incontri di degustazione il sabato, vengo invitato a condurne uno insieme al CEO, credo per testarmi. A metà dell’incontro il EO mi si avvicina ed entusiasta mi fa: Beh sei assunto come sommelier ufficiale dell’Isola. Un mio interiore grande ringraziamento vola vero il grandissimo Sandro Sangiorgi, grande Maestro, come ti racconta lui un vino non lo fa nessuno e ovviamente io chiacchierone ho preso da lui. Quindi la paga si alza vertiginosamente ed diventa moooolto buona più alloggio migliore e vitto che diventa illimitato. Ottimo direi. Nel frattempo facendo diving scopro anche un sito inesplorato meraviglioso una sorta di labirinto di passaggi e caverne a 10 metri, illuminato da fessure e camini che rendono l’esplorazione sicura e non troppo ardua. HO un bellissimo incontro con una grossa aragosta decisamente anziana in una della caverne più nascoste, dove probabilmente mai uomo aveva messo piede. E’ una bella soddisfazione.
Vengo anche preso per formare il personale, per quanto possibile sul vino, organizzato così un corso di 12 ore con tanto di esame finale e diploma. Mi diverto, tanto. Il secondo mese sull’isola è la risposta dell’universo al lavoro cancellato. Mi da i soldi per comprare la nuova macchina fotografica rotta ad EL nido (per inciso abbandono Canon passo a Sony mirrorless e lenti Zeiss).
Mai lamentarsi, sempre accettare ed attendere ad occhi ben aperti. Se ti lamenti non vedi quello che passa davanti e esteriorizzi negatività invece di magnetizzare cose positive. Alla fine dei due mesi sono quasi dispiaciuto di lasciare il paradiso noioso di Balesin, ma mia attende qualche giorno di party furioso a Manila. Questo qualche giorno si trasformerà in quasi un mese, beh 15 giorni per ora con una prevista puntatina a Taiwan tanto per visitare un posto nuovo (ho incontrato un californiano che vive li mentre ero all’ostello i primi giorni a Manila) e per comprare la nuova Sony.