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mercoledì 7 marzo 2012

Video memories del Laos

Fred suona la chitarra

Manu e Pedro in uno dei loro pezzi da strada

il ballo di Bryce a Vang Vieng

mercoledì 15 febbraio 2012

Surrealismo Laoita


Un gallo da combattimento al fianco, in autobus, che ti scruta e ti evita è un bello spettacolo. Viaggiare per dodici ore circa per percorrere non più di 320 Km è assurdo, se non esiste traffico. Non sento la pesantezza, come ripeto sempre sono più che vaccinato, è comunque uno stillicidio, perché ci si ferma finché non fa notte dapprima ogni quarto d’ora fino a ogni trequarti d’ora. Contando ritardi e tutto non sarebbe dovuto essere un viaggio di più di nove ore, noveoreemmezza contando davvero tutto. Tat Lo – Savannakhet in linea d’arai meno di duecento chilometri. Partenza e un chilometro e mezzo a piedi, dove andare? Pakse e poi Savannakhet? Salavan, ovvero più a nord e da lì Savannakhet, che dovrebbe essere un cento chilometri più vicino. Informazioni non si ottengono perché ci dicono ogni tipo di soluzione, anche se alla fine ha avuto ragione il proprietario della Guest House Tim, a Tat Lo, che io chiamo il “thailandese”, non che lo sia. E’ una cosa regolare in Asia, anche se non sanno assolutamente la risposta, ti danno un’indicazione, loro cercano di aiutarti, non lo fanno con malafede, però a causa del fatto che sai che ciò che ricevi è inaffidabile, devi solo sperare che chiedendo a molti ci sia una maggioranza di risposte, cose che non accade quasi mai. Quindi, Tutti gli autobus vanno verso Pakse, anche se all’ufficio informazioni mi dicono che c’è un bus che da Salavan va “diretto” a sta cavolo di Savannakhet. Autostop, vediamo il primo che si ferma o il primo autobus che passa in che direzione va e ci affidiamo al caso che ci porta a Salavan, la mia idea iniziale, è più vicino e a rigor di logica… Ancora una volta la logica in Laos lascia spazio al surreale, dove arrivati a Salavan in soli venti minuti ci tocca aspettare due ore che parta il VIP bus, decente, due piani, e vada alla nostra destinazione, scopriremo poi che il bus Vip per questo tragitto ci mette quasi due ore in più del locale!!! L’autobus parte con soli quindici minuti di ritardo per poi fermarsi dopo cinque minuti, in mezzo alla strada, senza motivo per una buona ventina di altri caldissimi minuti. Riparte e inizia a fermarsi frequentemente e a riempirsi oltre modo, poi arrivano i sacchi in corridoio, ma la lieta sorpresa, il vero tocco di surrealismo alla messicana è il gallo da combattimento legato con un filo alla zampa e ad un sedile che se la passeggia nel corridoio, schivo e con l’occhio vigile e sanguinario. E’ bellissimo e tutto è ovviamente pazzesco. Arriviamo alle undici a Seno e non a Savannakhet, dove dobbiamo sorbirci un’altra mezz’oretta di sorngtrew. Ci portano a destinazione quindi due ore e mezza oltre il tempo previsto già con molto pessimismo. D’altronde per quanto vogliano essere arretrati, per quanto questa sia una popolazione che vive i lavoro, diciamo un po’ alla caraibica, non ci porteranno a destinazione oltre le undici visto che c’è il coprifuoco, pensavo. Assolutamente sì, non c’è problema, a loro davvero, non glie ne frega un cazzo. Stavo per uccidere qualcuno visto un po’ di stanchezza e nervosismo dovuto all’inettitudine che non può essere giustificata con la povertà. Quando lo scontroso ragazzo del bus, (quello che ti dice dove ti devi sedere e dove mettere i bagagli volta per volta) strappa la borsa di Polly perché prima la incastra tra mille valige, poi per tirarla fuori la prende da un posto qualsiasi e inizia semplicemente a tirare. Grazie a Signore Dio Nostro non me ne sono accorto subito. Sono di larghissime vedute e comprendo perfettamente il modo di vivere locale, volta per volta, e lo rispetto. A volte penso che nemmeno con un decente afflusso di denaro queste persone potrebbero cambiare più di tanto, ne avrò la conferma più volte, non c’è nulla da fare, è si una questione di soldi, ma principalmente è di mentalità. Esempio, pare, ma non ho capito benissimo, che il governo degli States, abbia dato un po’ di denaro al Laos e loro nella grande miseria che fanno, ci costruiscono un nuovo arco di trionfo nella capitale, oppure non insegnano ai figli, ai bambini piccoli a “campare”, ad vere mezzi per poter riuscire o scappare da qui, no, la prima cosa che insegnano, soprattutto nei villaggi tribali è chiedere soldi ai turisti So che non potrò mai davvero comprendere la loro condizione, ma sicuramente questo non è il modo di evolversi, non c’è modo di andare avanti, soldi o meno, se non si vuole nemmeno provare ad affrontare il problema
Assurdo sudest asiatico. Bellissimo e difficile. Può arrivare a stancarti, ma se mastichi e non t’arrendi ti regala qualcosa che nessun altro posto potrà mai, non in questa maniera, come i sorrisi dei bambini di strada di Phnom Penh,  come la musica in Indonesia e i panorami mozzafiato del Vietnam, come le molteplici meraviglie portate da persone e dal mare e dalle montagne della Thailandia.
Nessuno, ad esempio, sa il motivo per il quale loro quando parlano con qualsiasi straniero e per loro indico tutti i nativi di questa parte del mondo, ripetono tutto, ogni parola, due volte, sempre arricchendola con una cantilena che può sembrare fastidiosa, ma alla fine risulta simpatica e tipica. Solo massage è sempre solo “Massaaaaaaaaaaaaaaage”, economico è “cheap cheeeeeeeeeap”, uguale è “same same”, Pepsi è “peppsi peppsiiiiiiiiiiiii” . Sarebbe straordinario capire le dinamiche incomprensibili e apparentemente (forse anche realmente) prive di logica.

Comunque, tutto questo prima di Tat Lo, che è bella, con delle belle cascate, una in particolare è stata da noi “affittata” in esclusiva per una giornata, non c’era nessuno e ce la siamo spassata con Fred, giramondo francese incontrato a Don Det e ora di uovo qui e con delle simpaticissime bambine. Un po’ di semplice e divertente climbing, un po’ di foto e i pensieri che volavano alla gente sotto la neve in Italia. Noi qui a oltre trenta gradi a fare tutti accanto alla cascata. Un clima eccezionale, mentre giù a Paksong, sebbene siano solo 60 chilometri faceva più freddino (circa 20 gradi). A Fred e noi per un paio di sere si uniscono altri due viaggiatori francesi Manu e Pedro, amano suonare e cantare per strada quando possibile e la prima sera passa con la chitarra che “tocchiamo” anche io e Fred, lui a dire il vero è molto bravo e profondo amante e conoscitore di John Butler. In aggiunta ad una bottiglia di Lao Lao e delle tipiche erbe medicinali amate da tutti provenienti dalle quattromila isole. Seconda sera invece scacchi, dove Pedro mi surclassa e due texane da 10.000 Kip a testa (1 euro), a cui si aggiunge uno scanzonato italiano, Ale. Io esco entrambe le volte in All in, una bella sfiga. Fred viaggerà verso il nord, forse ci rincontreremo, poi finirà in India per più di sei mesi. Stesso vale per gli altri due francesi, Manu tra l’altro parla un ottimo spagnolo avendo passato oltre un anno in Messico, però loro finiranno in Cina, per almeno tre mesi. Ale va verso il Sud, ma sta per tornare, afflitto in Italia, non più di un mese da ora. Incontrare interessanti viaggiatori e i tre francesi sicuramente lo sono, è sempre una piacevolissima sorpresa ed lieta esperienza da aggiungere al viaggio e proprio a Tha Khaek avremo la possibilità di creare un piccolo branco…








venerdì 10 febbraio 2012

Pakse, Paksong e il Plateu laoita


Pakse non è vista nemmeno di sfuggita, solo un passaggio e una chiacchiera con un viaggiatore diretto in Thailandia e quello che ci racconta conferma le nostre impressioni: Pakse non è un posto in cui fermarsi se non come trampolino per la Pianura circostante, il Plateau Boulevan o per chi viene da Sud, magari per le 4000 isole, lasciate da poco. Possiamo proseguire verso Paksong subito, senza indugi,i e il viaggio che doveva durare 90 minuti ci farà ricordare le esperienze vietnamite, solo la scorza fatta in quel mese ci farà passare questo tragitto come se niente fosse.Partenza prevista per le 15,30, esattamente quando arriva il “carico” per il bus: ovvero un tuk tuk stracolmo fin sopra il tetto, un’ora per caricare tutto sul tetto del bus che già comprendeva il pieno di persone, più un ulteriore persona per fila di sedili, nel corridoio centrale, queste sedute su due file di sacchi (patate, cipolle e altro). In questo noi entriamo ad autobus semivuoto, mezz’ora prima della partenza ufficiale con, in teoria, tutti i posti già occupati da felpe, magliette, cappotti, buste, sacchetti. Chiunque poteva salire e “prenotare” un posto, come vedrò anche quelli senza biglietto. Mi sono ricordato un insegnamento letto su una guida bistrattato, ma che fortunatamente ogni tanto da qualche saggio consiglio (e della quale, che sia una marca o un’altra, non si può fare del tutto a meno in queste parti del mondo), grossomodo era: “Non cercate di cambiare le regole o di seguire quelle occidentali. Adattatevi e comportatevi nella stessa maniera se volete ottenere risultati”. Praticamente, se siete in fila per fare un biglietto e il botteghino chiude fra pochissimo, non fate la fila perché non prenderete il biglietto, bensì come tutti quelli attorno a voi, cercate di spingere e arrivare lì davanti. Riportato su questo bus è: “Siediti dove cazzo ti pare e sposta la roba sul sedile dietro”. Detto fatto, nessuno ha detto nulla, si sono solo considerati sfortunati. O così o avremo fatto due ore sui sacchi di patate nonostante avessimo regolare biglietto per posti a sedere. Tutta la spiegazione cui sopra a Roma la riassumiamo velocemente: Come me canti te ballo.
Partiti e dopo un minuto, forse due il bus si ferma altri dieci minuti a fare benzina, mi pare giusto… Si riparte e si procede intono i quaranta all’ora visto il carico, alle cinque e trequarti circa si arriva, visti i ritardi, molto non me l’aspettavo, prevedevo inizialmente una’arrivo alle cinque, quindi… Speriamo che almeno questo non si rompa, guarda caso prendiamo i bus sempre quando c’è la partita, Roma-Inter, rinviata a oggi per neve. Neve  a Roma, epico. Qui oggi circa 34° gradi secchissimi.   Sia chiaro, so che non avrò modo di vederla, ma forse troverò una connessione per che basti per ascoltare la radio…
Niente connessione internet, almeno per la nottata che passa velocemente nonostante uno sconforto che ci prende per il letto in condizioni davvero indecente in quanto a igiene e il posto che si sapeva non conteneva nulla di interessante, ma così desolante non ce l’aspettavamo.  Coscienti che almeno una guest house migliore la potevamo ottenere cerchiamo di svegliarci preso per la mattina seguente dopo una discreta partita a scacchi.
Il giorno seguente è un odi quelli da non voler affrontare quando sei in viaggio, ma anche uno di quelli che quando devi raccontare, è il sale, perché si sa sono gli imprevisti a rendere le cose ancor più divertenti, almeno a posteriori.
Conosciamo il proprietario dell’unico posto appartenente ad un “falang”.Lui amava il caffè, lo tostava in olanda per conto suo (olandese quindi), poi ha deciso di venire a scoprire questa landa dove si dice si produca un ottimo caffè a prezzi bassissimi: Paksong. Si trasferisce per un breve periodo, ma incontra una ragazza che diventerà presto sua moglie per poi coltivare e venere il suo caffè, qui nel nulla più annullato di Paksong, che è la capitale della zona del caffè perché intorno non c’è nulla se non qualche ex villaggio tribale, composto da due baracche e tre bungalow. Paksong sono tre vie messe in croce costella te da negozietti fatiscenti e baracche. Un posto di una decadenza… Messicana, da come l’immagino. Con aggiunta, credo, di ulteriore povertà e badilate d’ignoranza, quella culturale, non quella d’educazione.
Io dico, ami il caffè così tanto da trasferirti in un posto dimenticato da Dio, ne montagne, né fiume, né mare, ne città, ne paesi. Ok, ci sono due o tre cascate e un po’ di trekking da fare ad una mezz’oretta da qui. Comunque, dicevo, per arrivare qui, la passione verso il caffè deve essere enorme; ti sei anche comprato 5 macchinette moka italiane, il massimo, perché qui la manutenzione corretta di una macchina per espresso sarebbe ridicola. Ok, ma cazzo vuoi farti spiegare come funziona la moka!!!!! E’ assurdo, tutto questo, compresa una buona produzione di un caffè davvero niente male, perché nonostante non sappia nemmeno vagamente usare la moka, l’acqua lievemente colorata di marrone ha un lontano ma discreto gusto di caffè. Non me la sono sentito di consigliarlo. Questo dedica una vita al caffè, lo fa in un posto che sembra quasi non esistere se non fosse per le guide turistiche da viaggiatore e arriva il solito rompipalle italiano, che non sa nemmeno come da dove iniziare a coltivare caffè a voler dare consigli. Fatti gli affari tuoi una volta tanto, mi son detto, lui rimane contento, italiani a lamentarsi qui è difficile che arrivino; per quanto riguarda gli stranieri (non italiani) puoi dare loro qualsiasi cosa; va bene così, sorriso e ognuno per la sua.
Cerchiamo di proseguire subito per Sekong che sono ancora le 9 di mattina, ma perdiamo il primo autobus, il secondo, dopo due ore è pieno, non troviamo nessun altra via per andare ed ecco che torna un po’ lo sconforto, nonostante la clamorosa vittoria della Roma di cui riesco ad avere notizia tramite la connessione internet del “coffe” olandese, che mi aveva fatto iniziare la giornata con un grandissimo sprint. Il sole cuoce proviamo ad andare alle cascate di Tat Lo, in direzione opposta, ma nulla, nessuno si ferma al nostro impietoso autostop, nemmeno il sorngtrew, il grosso tuk tuk che fa servizio di trasporto qui come in Thailandia. Decidiamo di tornare a Pakse, con un altro sorngtrew e da li tornare, almeno in parte indietro, con un bus fino a Tat Lo. Operazione che si concretizza dopo un’ora di sosta alla stazione di Pakse, già visitata ieri, pancia di questo inferno di bus stracolmi e sorgntrew che cercano nel loro piccolo di portare tutto quello che porta fratello bus, solo con una montagna e confusione e implosione di colori. Sono seduto mentre scostante guarda la scena di carico di un bus e uno di questi colorati super sorngtrew ceh vengono anche chiamati Jumbo, lo sconforto passa, gli imprevisti accadono.Guardo il tizio sul tetto del sorngtrew che si sta facendo un mazzo tanto per caricare, è un puntino blu in mezzo all’oceano di colori di pacchi e scatoloni d’ogni tipo. Sorrido. Che paese assurdo il Laos. Qui c’è del surreale.