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venerdì 2 novembre 2012

Let us create cambodia (& honeymoon)


Si sa, quando è possibile uno fa la luna di miele alle Maldive, in Polinesia, sulle isole della Thailandia, alle filippine. Qualcuno in posti più selvaggi. Generalmente non vieni in Cambodia, non che non sia molto bella, ma certo, la Cambodia, ha un’altra storia, qui l’aria è più pesante, qui le facce dei bambini, non l dimentico, ti stravolgono.
Noi non abbiamo scelto questo luogo perché ci sentiamo diversi o perché non amiamo luoghi più paradisiaci. Abbiamo scelto questo luogo perché la vita ci ha portato qui e perché noi viviamo spesso in luoghi paradisiaci. Andremo comunque in Polinesia, alle Madlive, alle Fiji, veniamo da Koh Tao…
Siamo in Cambodia anche perché Lei, Brit, mia moglie, l’ultima Signora Casaccia, deve partecipare ad una conferenza a Phnom Penh per un suo progetto e due, perché abbiamo un progetto insieme. Tra l’altro arrivati qui abbiamo scoperto che pochi giorni prima è morto lo storico Re Sihanouk, che ha vissuto tutta la recente storia Khmer, è stato travolto, coinvolto da tutto quello che è successo qui e che probabilmente nessun essere umano avrebbe potuto gestire. Ebbene, lui come tutti non l’ha sicuramente fatto, ma non siamo qui a criticare. Parliamo d’altro:
Stiamo facendo un libro.
La prima volta che sono venuto in Cambodia, come scrissi, sono rimasto davvero impressionato dai bambini e dalla necessità di aiutarli. Qui il problema è piuttosto profondo e non è solo povertà. La Cambodia è stata l’inferno e ancora se ne pagano i danni.
Dopo lunghe attese siamo riusciti a contattare una bellissima organizzazione umanitaria, Let us create Cambodia (www.letuscreate.org). Aiutano i bambini con l’educazione e lo sviluppo delle arti. Un progetto bellissimo e importante che va avanti da diversi anni. Oggi c’è stato l’incontro, piacevole e abbiamo ottenuto ciò che cercavamo. Supporto.
Il progetto è produrre un libro fotografico centrato sui bambini, con una panoramica veloce sulla storia recente. Trovare fondi per produrlo, ci servono circa 5000 dollari per 500 copie, donare gran parte delle copie all’associazione che potrà venderle e utilizzando i proventi per aiutare i bimbi e in più gran parte delle copie che noi personalmente, con i nostri mezzi, venderemo, saranno devolute all’associazione (divise forse con un’altra: Children Safe).
E’ il nostro modo per aiutare e soprattutto credo, crediamo, fortemente che bisogna ricordare. Questo è il mio modo per far ricordare, proporre forti immagini, perché davvero mi sembra che la gente non sappia, o non ricordi cosa sia successo qui. Siamo bombardati da messaggi di aiuto per bambini dell’Africa (che per l’amor di Dio, vanno aiutati tutti! Tutti i bambini del mondo bisognosi d’aiuto vanno scrupolosamente aiutati con ogni mezzo), ma troppo spesso non vengono portati alla nostra attenzione altri problemi, ci sono bambini da aiutare anche in altre parti e questa credetemi è una delle parti più colpite. Colpite duramente. Bisogna portare denaro, educazione e controllo (troppi abusi sessuali sui bambini da parte di turisti, qui il caso peggiore è da parte di turisti francesi – non sto condannando i francesi, è solo questione di numero perché qui è più alto il tasso di turismo sessuale proveniente da quella nazione, in Thailandia ad esempio è più alto quello italiano, le merde, i bastardi, non hanno nazione o bandiera - e di alcune autorità locali purtroppo).
Vi farò sapere appena tutto è pronto, sono sicuro che molti di voi vorranno e potranno aiutare con davvero poco, un piccolo aiuto dagli amici sarà importantissimo e almeno per una volta siamo sicuri dove cadrà la nostra beneficenza, senza intermediari, senza perdite di denaro o tempo, soprattutto qui ogni singolo dollaro sarà utilizzato per farne di più e per produrre messaggio d’aiuto. I 5000 dollari serviranno per produrne un bel po’ di più: Speriamo 15/20 mila almeno. Faremo il possibile.

Poche parole su Sihanoukville, la località più turistica della Cambodia dopo Siam Rep. Questo è un party place, quindi il contrasto con la presenza de i bimbi di strada è molto forte e l'assenza totale di attenzione da parte di questo turismo è molto fastidiosa. Ieri ho dovuto trattare con un bambino che respirava colla, cosa che può esser pericolosa, ma vale la pena tentare, provare a parlare. Il bambini è stato ovviamente estremamente riluttante nel consegnarmi la colla, ma era così tremendamente speranzoso, coem se urlasse aiuto, convincimi a mollare sta merda. Mi ha detto no, ma girava intorno a me. NOn potevo dargli soldi veri per la colla, avrei solo ottenuto un ovvio: "Sì certo!", poi con quei soldi si andava a comprare più colla. Ho provato a parlare offrendo pochi spicci, non bastavano nemmeno per la colla..... Cerca di capire amico mio, sta roba t'ammazza, tu devi crescere grande e forte. Vedere la profonda vergogna nei suoi occhi è qualcosa che non si può dimenticare, qualcosa che ti spezza davvero. Ha girato intorno a me per un po' e poi mi ha consegnato il sacchetto da buttare, da bruciare. Lui ripeterà l'errore, ne sono certo, spero solo d'aver piantata un seme. Un dubbio. Sicuramente meglio così che lasciarlo avvelenarsi con qualcosa che letteralmente gli toglierà al vita in breve tempo. Non mi sento più bravo, più bello, eroe, salvatore, non mi sento un cazzo. C'ho solo una tremenda voglia di dare una mano. Let's do something. Facciamo qualcosa.


martedì 31 gennaio 2012

Verso la conclusione... verso il Laos.


Il risveglio è drammatico, alle 5 di mattina inizia una nenia assordante, perforante, resa massacrante dall’orario improponibile.                                           
Si sposano, qui capita che si sposino tra le 4 e le 5 di mattina (è anche da capire che il popolo cambodiano ha la pessima abitudine di inizare la propria giornata intorno le 5/5,30). Polly apre gli occhi. Sbarrati, le inizia in questo momento, anche se è da un paio di giorni che si sente poco bene tra raffreddori fortissimi e mal di gola, un pulsante mal d’orecchio che le distruggerà la giornata. Far svegliare Polly prima delle dieci è  come versare olio bollente su una persona qualsiasi, non avrà una bella giornata... Polly è una persona fantastica, ma la dovete far dormire abbondantemente e mangiare regolarmente, altrimenti diventa peggio dei lavori in casa, più irritante di un cd rovinato che emette musica a tratti. Non è comunque colpa sua esser svegliata a quest’ora. Quest’ora è disumana. Più tardi un antidolorifico farà il suo effetto.

Il bus per Kratie si farà attendere quasi due ore, ma è abbastanza normale in Cambodia, meno di mezz’ora di ritardo è teoricamente impossibile, più generalmente si accumula quell’oretta di ritardo durante il viaggio. Ci si fa l’abitudine, non sono questi i problemi, profondi, di questo paese, che sì è in ripresa dopo il vero inferno, ma se non si cambia mentalità in alcune cose, non credo potrà fare grandi passi avanti.
Kratie è una cittadina, un grande villaggio, molto tranquillo dove si può riposare bene, fare passeggiate lungo il Mekong o andare a vedere gli ormai rari delfini d’acqua dolce, pochi chilometri più a nord, dieci minuti di tuk tuk più nove dollari a persona (costosissimo per la Cambodia) per una mezz’oretta in barca vicino ai delfini, che vedremo, ma come spettacolo è poco esaltante, vista forse la loro timidezza o comunque reticenza a mostrarsi a chi è venuto a trovarli.  Siamo “ospiti” nella guest house di: Un australiano che era innamorato del Laos, poi ha conosciuto la Cambodia e ha deciso di prendere moglie, figliare e comprare (dieci giorni fa) questa piccola guest house, carina, economica, abbastanza pulita e dove si può bere alcool non travasato. Jon, “senzacca”, era un tatuatore e riprenderà l’attività qui nella guest house, dopo che arriverà una decente macchinetta dalla Cina, visto che questa presa in Cambodia si è rotta dopo pochi minuti.
Lasciamo Jon, e il simpatico Pier, cambogiano tuttofare per l’ultima tappa prima del Laos, Stung Treng. L’attesa questa volta è d isolo mezz’oretta, promette bene, ma siamo in Cambodia… 
Dopo quasi due ore di viaggio e una puzza di frizione bruciata o altro che non se ne poteva più il bus semplicemente rallenta e poi si ferma, manco a dirlo, in mezzo al nulla. C’è una capannina poco più in la con un tizio che taglia legnetti e li lascia tutti ordinati in mezzo alla strada, non riesco a farmi spiegare il perché. La prendiamo con estrema filosofia, un po’ tutti, nessuno si lamenta, d’altronde loro sono cambogiani, noi viaggiatori, è una cosa che si sa, a questa latitudini capita. Capisco immediatamente, e non per perizia meccanica, ma perché pare ovvio, che l’autobus non si muoverà più. Vedi loro però indaffarati per un ora a versare acqua da una parte e un’altra ora a fare telefonate e provare a smontare qua e la: Dietro, sotto, davanti e perfino da dentro. Capendo l’antifona è una mezz’oretta che provo a fermare con l’autostop alcuni mezzi che arrivano, con poca fortuna, tra l’ilarità degli altri pochi viaggiatori e la scazzatura di Polly. E’ EVIDENTE che se non si fa qualcosa passeremo la notte, non al freddo, ma sull’autobus, sporco, stretto, senz’acqua e senza cibo. C’è pure la partita, che vista la situazione interet in questa parte del mondo, vedrò a pezzetti e ascolterò solo in parte.
Fantastico, un piccolo bus a cui sono rimasti tre posti liberi si ferma. Per inciso, sono io a farlo fermare, va proprio a Stung Treng, che anche se uno degli “addetti” al viaggio sul bus rotto dice essere ancora a due ore, non mancheranno più di una trentina di minuti...
Prima ridevano, ora provano a salire sul MIO piccolo bus, invito Polly a prendere di corsa la roba sull’autobus rotto, io carico i due grandi zaini e vado verso la mia salvezza, che è già attorniata dagli altri. Un cambogiano chiede di non prendere noi, ma gli altri concittadini, gli altri tre viaggiatori svizzeri son li cercando di salire: Guardo l’autista, lui mi fa semplicemente sì con la testa, saliamo noi, uno perché lui preferisce prendere turisti, perché pagano, due perché sono io che li ho fermati, tre perché Polly è bella da vedere ed è sempre meglio della supercicciona avanti con gli anni che prima rideva e ora è speranzosa.
Saliamo noi e un tedesco. Venti minuti e siamo a destinazione, alla faccia delle due ore.
La destinazione non è un granché, Stung Tregn fa piuttosto schifo, sono sincero, è un villaggio/mercato sulle rive del Mekong, poco caratteristico e molto sporco, discretamente rumoroso. Ci fermiamo cenare con Volker, il tedesco che si è unito a noi, ci raggiungeranno due ore dopo gli altri due, svizzeri, portandoci come notizia il fatto che tutti gli altri passeranno ufficialmente la notte sull’autobus, ocme avevo preventivato dopo due minuti.
Ci svegliamo con il rumore di una motosega che lavora il legno alle 8 di mattina, poco male visto l’orario in cui abbiamo preso sonno, prima di mezzanotte. Poco male per me, per Polly è la stessa cosa 8 di sera o 4 di mattina, lei prima delle dieci, ma facciamo undici non ci pensa nemmeno a svegliarsi. Incazzata continua fino a che la sega non cessa (alle 9 e 45!!!) e prosegue il sonno.
Si parte subito per il Laos.
La Cambodia è un paese affascinante, non ne ho vista moltissima,  ma quei cinque luoghi che ho visitato sono un ampia panoramica sulla sua popolazione. E’ un paese bello, non splendido, è la gente che fa la differenza: sempre col sorrise, nessuno ti pressa nonostante ti vedano quasi solo come un dollaro che cammina; possiede un ritmo di vita che fa bene alla salute.
Il problema è che è un paese profondamente povero, che da solo non si può rialzare perché praticamente gli sono state amputate quasi due intere generazioni, trent’anni fa.
Aggiungi questo, alla povertà di base e alla totale mancanza di un corretto approccio al lavoro che non sia legato all’agricoltura o alla pesca, ci si rende conto del perché questo è uno dei pochi paesi dove ti puoi fermare senza problemi ottenendo illimitate estensioni del visto, dove puoi lavorare regolarmente, anzi, qualsiasi straniero è i benvenuto: Lavorate, investite, aiutateci, sembra dire il governo. 

MERCATO DI KOMPONG CHAM

lunedì 30 gennaio 2012

Le meraviglie di Angkor


Arrivati a Siem Reap dopo un viaggio di quasi sei ore ci siamo messi ad organizzare subito l’escursione ai meravigliosi templi di Angkor. La stanchezza dopo i viaggi ormai è molto relativa, siamo ultra vaccinati, soprattutto dopo l’esperienza vietnamita.
Contatti internet, qualche telefonata locale, un po’ di ricerca e alla fine decidiamo di fare un giorno intendo ai templi, in bicicletta e partire il giorno dopo per Kratie.
Siem Reap è davvero poco attraente, non bella, non caratteristica, tranne in qualche piccolo angolo, davvero da evitare se non fosse il trampolino d’accesso ad uno dei posti ormai più ambiti da viaggiatori e turisti che si recano in questa parte del mondo. Noi abbiamo scelto involontariamente il momento peggiore, il più affollato, il capodanno cinese, che è anche quello cambogiano.
Arrivare fino ad Angkor Wat, il tempio principale, il più importante e ben messo e ovviamente il più visitato, è stato abbastanza semplice, otto chilometri in bicicletta su una strada perfetta, venti dollari d’ingresso per la giornata ai templi. L’impatto è forte, la struttura domina incontrastata la vista. E’ davvero molto bello, anche se come impressione, come gusto personale ho preferito il tempio di Parambanan, per rimanere in tema hindù (come costruzione, poi nel tempo Angkor Wat divenne un tempio buddhista), meno impressionante, ma più particolare. E’ comunque un qualcosa di stupendo, non c’è che dire. Il giro continua e alla fine posso con fierezza dire di  dover aggiornare la mia lista dei sette posti visitati più belli del mondo. Dopo la aggiornerò.
Forse esistono templi più belli, ma qui l’incanto è che sono tutti insieme, personalmente ho visitato otto templi, tra i principali, e ho tralasciato solo un altro gruppo, che mi pare si chiami Roulos, che si trova da un’altra parte e in giornata non sarebbe stato possibile, perderò sicuramente qualcosa, lo so. Infinitamente impressionante è comunque il tempio per il quale sono venuto in realtà in Cambodia, o almeno il motivo principe: Il tempio di Ta Phrom. E’ il tempio che ispirò la saga di Tomb Rider. Non so spiegare bene, ma vedere giganteschi alberi avvolgere mura, porte, soffitti del tempio, stritolando con strette instancabili quelle rocce millenarie è… Ispirante. Non sembra nemmeno reale, più un set cinematografico direi. Tra questi templi devo dire che non provo una sensazione di sacralità come da altre parti, non c’è, o almeno non sento, un’aura mistica che mi avvolge. Solo la bellezza è travolgente, il mio senso estetico è in brodo di giuggiole. Impagabile. Sono letteralmente impazzito, i chilometri che si accumulavano non si facevano sentire. Sembrava di essere in medioevo, o almeno questo era il mio immaginario in quei frangenti. Uno spettacolo, in ogni senso. Potrei andare avanti pagine solo per complimentarmi con la natura per questo grande meraviglioso dipinto che mi ha mostrato. Fiabesco.
Impossibilitati il giorno seguente a partire, rimaniamo in siesta, quasi tutto il giorno, nella guest house, alternando la stanza al piccolo giardino.
Un altro autobus il giorno seguente, quasi cinque ore per Kompong Chan, capitale di questa provincia cambogiana, piccola cittadina, che per gli standard cambogiani è molto “avanti”, si intravede qualche turista, pochi. Non si incontrano molti turisti in Cambodia, qualcosa a Phnom Penh, molti a Siem Reap, più probabile qualche viaggiatore al di fuori di queste. Kompong Chan di per sé non è interessante, però se passeggi tra le sue piccole vene puoi scoprire un fantastico mercato, tipicissimo, lurido, affollato, piccolo, completamente coperto da ombrelloni delle rispettive bancarelle. Cibo essenzialmente, una ventina di minuti come un documentario sulla vita locale, le foto si sprecano. Solo questo mercato vale la sosta in città. Impagabile, devo dire, anche un piccolo aperitivo sul lungofiume del Mekong, un chioschetto ambulante in cui ordino prima una Cambodia fredda e poi una Angkor, le due birre locali più famose (preferisco di poco la Angkor) e le inframezzo con una seppia essiccata, che vedo lavorare e in vendita da troppo tempo qui in Asia per non averla ancora assaggiata, ecco, peggio per me perché è stata squisita, non mancherò di assaporarla ancora. Polly ordina un uovo alla “cocca”, come dice la nonna. E’ che qui ti portano il loro tipo di uovo, ovvero un uovo si come richiesto, ma sodo. Non ci sarebbe problema se non che veniamo a scoprire che qui prelibatezza è mangiare un uovo.. come dire… giù un po’ svilppato. Una sorta di feto del pulcino. Aprire l’uovo è stata una macabra, ma per loro succulenta, sorpresa, un abbozzo di qualcosa viva, bollita, mischiata al rosso d’uovo (che io con temerarietà ho assaggiato, e sapeva di fegato e uovo). Non mangiabile, io mangio davvero tutto, ma qui non ce l’ho fatta, vsivamente difficile da affrontare. Sembrava che qualcuno avesse messo del cervello al posto del bianco e qualcosa di nero e oblungo a “disegnare” il rosso. Va bene così, grazie, ok scoprire il mondo, ma ci sono limiti che non credo potrò valicare, anche da immenso amante del cervello fritto, magari con un bicchiere di riesling della mosella al fianco.

Aggiornamento lista:
- Halong Bay
- Sahara
- Ta Phrom (complesso templi di Angkor)
- Maya Bay
- El Gizra beach
- Soroa
- Marettimo

ed è Gunung Kawi a lasciare il posto, mi sembra giusto visto che si tratta proprio di un tempio immerso nella natura. 

venerdì 27 gennaio 2012

VIDEO PHNOM PENH

Riassumendo: In questo blog trovate due tipi di video. Etichettati come "video", quelli che raccontano solamente qualcosa del posto o semplicemente qualcosa che accade intorno a me durante il viaggio, come i tre qui sotto. Etichettati invece come "video (travel)" i video che possono raccontare anceh del viaggio, ma raccontano i nostri pensieri o i nostri momenti all'interno del viaggio e spesso hanno un taglio da fimino anni '70. Intanto godetevi qeusti tre piccolissimi video per capire un po' di più qeusta piccola affascinante città.

1 - Phnom Phem - mercato di Psar Chaa 

 


2 - Phnom Penh - in strada



3-  gemnte Phom Penh, si balla in strada o si fa ginnastica? Questa scena si assiste spesso per le strade in tardo pomeriggio.


mercoledì 25 gennaio 2012

I bimbi di Phnom Penh


Phnom Penh capitale della Cambodia. Fantastici trentuno gradi e un cielo non troppo chiaro.
Una moltitudine di volti che sorridono in mezzo ad una povertà che già dai primi minuti ti rendi conto essere ad un livello che non possiamo comprendere. Una povertà nemmeno provata a nascondere in mezzo ad una città che è stata capoluogo dell’inferno alla fine degli anni ’70. Eppure la città mostra segni di ripresa finalmente, qualche piccolo grattacielo in costruzione, qualche SUV sfavillante che ti fa vergognare anche per il proprietario. E’ difficile capire come si possa girare in mezzo a questa povertà, a questi bambini con sguardi che ricordano l’africa o quanto meno lo stesso dolore portato da povertà e sangue, bagnati dal lusso e dalla sfacciataggine di non regalare loro un quarto di dollaro. Phnom Penh o meglio loro, i bambini, questi bambini, sono disarmanti nella loro allegria anche quando sono lì nello sporco, nel nulla di un baratro che non comprenderanno per anni. Si fermano a giocare con te senza chiederti nulla, anche perché potreste dare qualsiasi cosa, la maggior parte di loro no si rende conto del valore delle singole banconote, loro imitano i grandi.
C’è invece quello con la macchina con il quale ricavo di vendita si potrebbe sfamare parte della  città. Ora non sto a criticare soldi, bella vita, belle macchine. Critico il momento storico, il contesto. Sei in una città occidentale, povertà e opulenza sono ovunque, hai le possibilità economiche, non sono il buonista che ti critica per una macchina da centomila euro. Mi sento toccato, mi fa sentire male come essere umano, vedere però la macchina da centomila euro in mezzo alla povertà profonda. In questi casi loro quasi non ti cercano più, non vengono a giocare e spesso nemmeno ad elemosinare. Ti guardano in silenzio, s’appoggiano al vetro per vedere il loro fratello cambogiano guardarli con sdegno, con schifo o peggio, con noia e superficialità.
Phnom Penh non è bella. E’ una città con un animo profondo che forse non ha nemmeno più un orgoglio per quanto è stata defraudata e spezzata nelle sue cellule. L’anima però è lì, immutabile di un popolo che sa cos’è l’inferno per empirismo e i suoi figli crescono nell’ignoranza più totale, ma con una laurea nell’argomento citato, il dolore.
Noi occidentali che a volte per vita cerchiamo di fare finta di niente o quanto meno di distaccarci, potremo non comprendere cosa hanno fatto i pochi anni di quel bastardo di Pol Pot a questa gente. Informatevi, fate un giro in rete se vi è sfuggito.
I numeri parlano di duemilioniemezzo di morti in circa quattro anni, un carcere, tra i tanti, l’S21 governato e “inventato” da “Deutch”, uno dei bracci sinistri di Pol Pot, che somma, si fa sintesi massima dei metodi di tortura asiatici che a loro volta hanno l’eredità di quelli occidentali passati per la seconda guerra mondiale. Il destino, si sa non manca d’ironia, ha portato la scelta di creare il carcere in una ex liceo: Dove si imparava a vivere e crescere, si è imparato a uralre e morire.
Visitare l’S21 d’impatto è stato meno traumatico dell’attesa, probabilmente, in parte si è abituati oggi, sottolineo purtroppo, a concepire, almeno nell’immaginario, ogni tipo di dolore. In parte il profondo rispetto che porti in un posto del genere, come in altri nel mondo, può in quel momento portarti ad una paralisi delle emozioni. Ero come in uno stato di semplice studio, vedevo, mi impressionavo e immagazzinavo. Scattando un reportage di cui sono stato davvero contento e che vorrei non aver potuto scattare, nel senso che vorrei non ci fosse mai stato niente del genere. E’ dopo, quando esci e poi passi la notte che i pensieri, i collegamenti, la tua critica moltiplica e cresce e si fa profonda. E’ la consapevolezza che ti cambia, l’averlo visto, l’esserci stato, l’aver respirato quell’aria  che non sa di morte, sa semplicemente di nulla, di vuoto, è stato l’innesco. E’ un pensiero che non ti abbandona per qualche giorno.
Phnom Penh non  è contraddittoria, ma profondamente lineare, quelle poche macchine superlussuose non sono il contrasto della città, che non vive di tali dinamiche, sono il normale sviluppo dell’azione, è la natura umana che è tale. Il suo dolore, la sua passione in tal significato, è lineare, è coerente. La ripresa è partita, ma il dolore non è ancora passato.
Ho avuto una splendida trattativa con una bambina che vendeva braccialetti, alle nove e mezza di sera e che alle quattro avevo visto a cinque chilometri da lì. Non volendo comprare braccialetti le ho dato un misero mezzo dollaro. Lei ringrazia felice e rimane li a chiacchierare, allora decido di darle un altro dollaro e comprare un braccialetto, ma cerco di fare l’affare…. Due dollari per DUE braccialetti, un genio della trattativa. Cerco di mettere il tutto come se fosse lei un mercante adulto, lei si atteggia ed è contentissima di credere di essere una grande commerciante che ha convinto un turista a comprarle due braccialetti per due dollari, facendo credere a quest’ultimo di aver fatto un affare. E’ stato bellissimo vedere lei, così contenta. Lei non aveva cambio e io solo un pezzo da cinque dollari. Allora la vedi che si dispera ché non ha cambio! Non ti preoccupare le faccio, tra l’altro la bambina parlava un ottimo inglese, ti propongo un affare, le faccio porgendole la mano come per stringere un accordo che non avrebbe rifiutata. Facciamo cinque dollari per tre braccialetti! Lei senza sorridere, seria, ma con gli occhi che brillavano, mi dice decisa: “Deal!”. Fiera dell’affare concluso. Volevo morire, ho avuto una cosa stupenda, uno spettacolo per solo cinque dollari! Lei era favolosa e ha scelto uno dei tre braccialetti, messo al polso.  Dopo mi son sentito in colpa per averle dato solo cinque dollari. E’ dura non dare una mano anche piccola a questi bambini, come fai con lei o con un altro che mentre sei seduto su una panchina viene a giocare con te e si ruzzola in terra già lurido e tu ti fermi a guardarlo per capire come fa ad essere così felice se dorme sotto i cartoni, mangia roba scaduta forse una volta al giorno, si lava nel fiume una volta a settimana e non ha playstation, iphone, accesso internet, vestiti firmati, o comunque nemmeno un paio di scarpe rotte. E’ dura voltasi e far finta di niente. Qui molta gente si è fermata e ha iniziato ad aiutare, magari anche sol regalando lezioni d’inglese ai bambini…
Il benessere è un cane che si morde la coda messo in condizioni di chiusura mentale. Basterebbe la conoscenza. A volte basterebbe un viaggio consapevole, anche breve, in luogo del viaggio da turista festaiolo e puttaniere.
Il lavoro minorile è norma. Ovunque, non quello da fabbrica, quello da strada, vendono di tutto, dalle pannocchie ai braccialetti. Servono ai ristoranti, spesso. Sempre più sporchi. Imparano a vivere così.
C’è anche qualcosa che ricorda anche il Vietnam in questa città, in alcuni colori e nell’architettura vagamente francese, sicuramente niente nelle persone, se non il fatto che anche qui c’è qualcuno che si copre completamente dal sole. I driver dei tuk tuk, hanno un taglio thailandese come approccio, ma poi quando ci parli, se ti fermi sono completamente differenti, infatti qui capita spesso che il tuo tuk tuk diventi l’unico, quello di fiducia.
Grazie Phnom Penh, per esserti mostrata a me come fai con tutti quelli che non si vergognano di guardarti. Se si vuole conoscere il mondo, questo è uno dei posti da capire.